“Asylum”, il manicomio, è il titolo originale di questo romanzo drammatico, edito Adelphi, scritto da Patrick McGrath, che non per una coincidenza crebbe presso un ospedale psichiatrico, insieme al padre che vi lavorava come medico.
La storia, ambientata nel 1959, racconta di una violenta passione erotica fra la moglie di uno psichiatra e un artista detenuto per uxoricidio. Ciò che più colpisce di questo romanzo è il fatto che la trama non presenta mai reali scioglimenti: la vicenda si fa sempre più ricca di nodi di complessità, che non si manifestano solo nei fatti ma anche nell’intricata psiche della protagonista. Immergendosi in Follia, il lettore indaga la mente di una donna, che si presenta tanto irraggiungibile nella sua complessità da impedire un giudizio: Stella è vittima innocente o malvagia carnefice? Sicuramente la protagonista vive nella colpa della sua inebriante bellezza, motivo per il quale è circondata da tre figure maschili incapaci di vederla aldilà delle loro aspettative, finendo per nuocerle ed essere da lei manipolati. L’ultima fra queste è lo psichiatra Peter, nonché narratore dell’intera vicenda, che in modo molto inquietante appare come un dio-burattinaio capace di interpretare paternalisticamente le menti dei personaggi, ma che alla fine vedrà cadere davanti ai propri occhi il castello di carte da lui minuziosamente costruito.
A lettura terminata, risulta impossibile trovare risposte univoche agli interrogativi che questo romanzo suscita, e una, anzi, più domande attanagliano la mente del lettore: Chi era veramente il folle? Non è forse vero, piuttosto, che la pazzia dimora in modo latente dentro ciascuno di noi?
Chiara
