La mostra, esposta gratuitamente al pubblico presso l’HangarBicocca di Milano sino al 24 febbraio 2019, offre uno dei corpus di opere più significativi dell’artista contemporaneo Mario Merz, esponente della cosiddetta Arte Povera. Gli igloos, metafora dell’archetipo abitativo, vengono realizzati a partire da uno scheletro di metallo, successivamente ricoperto da diversi materiali, fra i quali il vetro, la cera, la stoffa, l’argilla e la pietra, per formare un unicum di scultura-architettura dai tratti diacronici. Merz lavora su alcuni concetti oppositivi richiamati dall’igloo, come il pieno e il vuoto, il leggero e il pesante, il chiaro e lo scuro, interrogandosi spesso sul fatto che l’igloo possa essere riconosciuto o meno come una forma stabile. L’igloo è metafora della goccia d’acqua (Acquascivola, igloo del 1969), le cui molecole rimangono aggregate grazie alla tensione superficiale, sino a quando non irrompe una forza distruttiva, che rende l’igloo stesso oltrepassabile dai materiali più disparati: file di giornali in Sentiero per qui; un raggio di luce in Noi giriamo intorno alle case o le case girano intorno a noi?; una tela dipinta in Architettura fondata dal tempo architettura sfondata dal tempo. Quest’ultimo esempio è molto interessante: la pittura e la scultura non esistono su due poli opposti, come si è abituati a credere, ma anzi coesistono, si completano e si compenetrano. Mario Merz, attraverso gli igloos, esplicita la sua poetica, volta a ricercare nell’arte un’armonia di composizioni complesse, che rispondono ai contrasti della quotidianità vissuta dall’uomo moderno, in continuo dialogo con le sue ataviche radici.
Chiara
