Leggerezza è la parola della mia vita, che probabilmente tatuerei se amassi l’idea di imprimere qualcosa sul mio corpo. Non saprei dire se la leggerezza è un’arte che già possiedo, o se piuttosto si tratti di ciò cui più strenuamente anelo; quasi certamente la verità si cela in una via di mezzo fra le due. “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma è planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”, recita una citazione erroneamente attribuita a Italo Calvino, con la quale non potrei trovarmi maggiormente d’accordo. Il grande Calvino, comunque, nelle sue “Lezioni americane” associa la leggerezza alla letteratura, individuando nel suo lavoro di scrittore una necessità di sottrazione di peso: a questa operazione partecipano non solo i soggetti della narrazione, ma anche le strutture e il linguaggio della stessa. Non sarebbe bello che fosse così anche nella vita? Non sarebbe un sogno saper comprendere come sottrarre peso dall’esistenza senza perdere il buono e l’indispensabile? Il trucco sta nell’adottare la leggerezza come modus vivendi, come motore delle proprie azioni e relazioni. Non è forse vero che le migliori decisioni sono quelle che sono state prese con leggerezza? Questo vale a patto che si consideri la leggerezza come quella virtù che si cura dei dettagli senza lasciarsi sopraffare da essi, che tiene conto del giudizio delle persone senza farsi suggestionare esageratamente, che valuta le conseguenze ma non evita il rischio per paura di queste. Credo che la leggerezza, inoltre, si accompagni e si fonda con l’integrità. L’integrità è il valore delle persone determinate, che possiedono valori saldi, delle persone prevedibili. L’essere prevedibili non ha un’accezione negativa, che assimila questo concetto all’essere banali, ma porta con sé la conseguenza semantica dell’essere coerenti e dell’essere fonti di fiducia per gli altri, proprio in quanto stabili. Allo stesso tempo, “leggerezza non è sinonimo di superficialità” e dunque rimanda alla condizione di abbandono e di serenità di chi si sente coerente con ogni parte di sé. In questa accezione, è molto importante non confondere la saldezza e l’integrità con l’atteggiamento di chi si sente “arrivato”; infatti, chi adotta la leggerezza è colui che si approccia al mondo con curiosità. In conclusione, credo che la leggerezza sia un’arte da amare, coltivabile da tutti, perché è un invito a non lasciarsi sovrastare dalla complessità del mondo, con l’intenzione di trovarvi un sé quanto più possibile unito e coerente; essa dimora nell’atteggiamento di colui che si lascia affascinare e mai spaventare dal diverso, di colui che non nega la realtà ma mira a coglierne con serenità i più profondi legami di significato.
Chiara
