“Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg

2018-12-26 05.43.17 1.jpgLessico famigliare è un romanzo senza trama, una cronaca di vita in cui si intrecciano persone, ricordi intimi, avvenimenti storici, scanditi su più piani. Pare quasi che l’autrice si perda nelle sue memorie, tanto da oscurare il proprio personaggio per far emergere i profili indimenticabili delle figure che hanno scandito la sua vita. Non è una caricatura il signor Giuseppe Levi, padre di Natalia e dei suoi quattro fratelli, con i suoi “sbrodeghezzi” e le sue discutibili prese di posizione; non è un’esagerazione la drammaticità con cui si descrive la scelta suicida di Cesare Pavese. Non solo familiari stretti, dunque, ma anche personaggi storici e politici appaiono nella memoria dell’autrice, che mai banalizza, ma anzi mostra di possedere una sensibilità straordinaria verso l’altro, che le permette di ricostruire un quadro naturalmente realistico. Da lettori, è facile, dunque, abbandonarsi in una risata complice, o lasciarsi commuovere dal contesto troppo familiare per poter apparire distante dal proprio vissuto. È necessario, però, in questo percorso, lasciarsi guidare dal fil rouge dettato dal lessico: espressioni colloquiali, dialettali, uniche nel proprio genere, ritornano periodicamente a scandire il ritmo narrativo, sia come battute teatrali poste in bocca ai protagonisti, i sette membri della famiglia Levi, sia come espressioni tipiche di personaggi con cui si può entrare in conoscenza solo grazie a terze parti. Lessico famigliare, dunque, come dice la stessa autrice, si deve leggere “come se fosse un romanzo: e cioè senza chiedergli nulla di più, né di meno”, per quanto si tratti di uno fra i tanti libri tratti dalla realtà, “esili barlumi e schegge di quanto abbiamo visto e udito”.

Chiara

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