Ligne de vie, linea della vita, è il titolo della mostra temporanea su Magritte presente ora al MASI Lugano. Si tratta di un’esposizione che ripercorre il contenuto dell’omonima conferenza dell’artista, tenutasi ad Anversa nel 1938, nella quale Magritte sceglie di tracciare, tappa per tappa, la genesi della sua arte. Si comincia dunque da un giovane Magritte degli anni Venti, vicino alle influenze cubiste e surrealiste, per approdare successivamente alla prima svolta artistica, segnata dall’incontro con le opere di Giorgio de Chirico. In questa fase, l’artista adotta la tecnica dello “spaesamento” degli oggetti: ciascun elemento non porta con sé un’univoca rete di significati, ma si apre a molteplici ambiti di sperimentazione semantica. Questo aspetto emerge particolarmente ne Le Noctambule (cfr. galleria sottostante), in cui permane un’ambiguità sostanziale fra interno/esterno e luce/buio, e ne Les Muscles célestes, in cui si nota l’insediarsi nello spazio, ridotto a palcoscenico, di un cielo minaccioso e perturbante in forma tentacolare. Nel 1933, l’artista, pienamente inseritosi nella corrente surrealista, sperimenta uno stile che ricerca le affinità esistenti fra gli oggetti comuni: se ne Les Affinités eléctives egli rivela il misterioso legame fra l’uccello e l’uovo, rinchiudendo quest’ultimo in gabbia, ne Le modèle rouge lascia che piede e scarpa si fondano in un unicum realmente disturbante. La lampe philosophique unisce questo stile al filone dei lavori politici e pubblicitari: la pipa, famosa nel bagaglio iconografico dell’artista, diviene l’estensione del naso del filosofo “maniacale e distratto”, le cui meditazioni, dice Magritte, “possono farci pensare a un mondo mentale chiuso su se stesso”. Gli ultimi quadri della mostra pertengono al periodo di fama internazionale dell’artista: i soggetti dei dipinti sono sottratti alla banalità del quotidiano, trovandosi ingigantiti, pietrificati, levitanti, al fine di suscitare disorientamento. La Grande Guerre è un mirabile esempio di questo intento: il volto umano è nascosto da un frutto, ad indicare il conflitto inesauribile fra ciò che della realtà è visibile e ciò che, seppur tangibile, da questa visibilità viene celato.
Chiara
