Perché la lettura?

Mi trovo a scrivere di lettura in quanto reduce da un corso universitario molto interessante su questi temi. Spero di riuscire a trasmettere la stessa curiosità che mi ha animata, e per ogni desiderio di approfondimento vi invito a buttare l’occhio sulla bibliografia sottostante.

Vi siete mai chiesti, da lettori, perché vi piace leggere? Oppure, da non lettori, perché invece leggere è importante e dunque per voi auspicabile? Un lettore dovrebbe saper convincere chiunque non ami la lettura ad appassionarsi ad essa, perché tanti sono i suoi vantaggi: amplia notevolmente la nostra esperienza, collegandoci con lontani universi spazio-temporali; ci fa crescere come persone; ci aiuta ad apprendere ed esercitare la lingua, che è il passaporto per il nostro stare al mondo; ci fa sperimentare le miriadi di possibilità umane, ampliando la nostra capacità di prendere scelte. Insomma, leggere ci apre la mente, e aprendoci la mente ci rende liberi!

Certo è, però, che qualsiasi lettore non addurrebbe mai questi motivi a spiegazione del suo amore per la lettura; leggere, infatti, è una vera e propria necessità interiore, cui non si può fare a meno di rispondere. È come quando siamo innamorati: non possiamo rifiutarci di provare quel determinato sentimento, di cui non comprendiamo l’origine ma che ci rende terribilmente felici. Che cosa ci rende tanto felici quando leggiamo? Innanzitutto, la possibilità di sentirci finalmente al centro; il mondo, infatti, ci fa sentire spesse volte come persone fra le tante, banalizzando il nostro universo interiore. La lettura invece è il luogo in cui l’io ritrova finalmente sé stesso, in un clima di pace e di silenzio; un silenzio, però, fecondo, inteso come distanza consapevole dell’uomo che riflette per poi reinserirsi nel mondo finalmente arricchito. E, per ultimo ma non meno importante, leggere ci fa entrare in un rapporto unico con il testo e con l’autore, invitandoci a lasciarci plasmare da questa relazione e dandoci il diritto di individuare interpretazioni sempre nuove alle parole che ci avvolgono come fiumi di significati profondissimi.

Se i testi sono entità con cui ci si può relazionare, quindi veri e propri interlocutori viventi, deve sussistere un ben preciso motivo che ci spinge ad abbandonarci all’uno o all’altro. Infatti, sono tendenzialmente tre gli stati d’animo con cui ci avviciniamo alla lettura. A volte, quando siamo stanchi o preoccupati, la lettura diventa il rifugio nel nostro passato sicuro e familiare, per cui tendiamo a scegliere libri che già conosciamo, o che ci ricordano i nostri libri più cari. Altre volte, invece, leggiamo per il presente, e dunque cerchiamo storie che parlino di noi e della nostra situazione contingente, nelle quali speriamo di trovare occasioni per motivare, analizzare e risolvere il nostro oggi. Infine, è possibile anche leggere per un futuro possibile, riponendo nella lettura la possibilità di trovare un’occasione sfidante, che ci proietti oltre le nostre capacità e il nostro vissuto presente.

Sperando che abbiate trovato interessante l’attività di leggere riguardo al leggere (wow, metalettura! O forse meglio “letturaception”?), vi invito, giustamente, a leggere, leggere, leggere, e fare della lettura la vostra più grande passione.

Chiara

Bibliografia:

  • Chambers, Siamo quello che leggiamo, Equilibri, Modena, 2011
  • Lollo, Lo spazio del leggere come crocevia di relazioni, CEDAM, Padova, 2000 (n.3)