Shirley Jackson amava dire di essere una strega. Fin da bambina ricevette critiche per la sua bruttezza, e decise così di rifugiarsi nelle storie: a vent’anni si propose di scrivere almeno mille parole al giorno, ed oggi le sue produzioni la rendono una dei maggiori esponenti del genere horror gotico.
“L’incubo di Hill House” vede la luce nel 1959. Edito Adelphi, è recentemente diventato d’ispirazione per una fortunata serie tv su Netflix, la cui trama però differisce notevolmente da quella dell’originale romanzo.
Il libro racconta di un antropologo appassionato di fenomeni paranormali e del suo soggiorno a Hill House, in compagnia di Eleanor Vance e altri giovani individui accomunati da coinvolgimenti di varia natura in eventi soprannaturali. Lo scopo della loro permanenza è quello di verificare l’effettiva presenza di attività paranormali all’interno della dimora, per studiarne l’entità.
Il romanzo appartiene ad un genere gotico che sfocia nell’area psicologica: il perturbante iter verso la follia viene vissuto non come un susseguirsi di circostanze esterne, ma come un percorso attraverso la mente della protagonista; il lettore non distingue ciò che accade realmente da ciò che accade nella psiche di Eleanor, nella quale si è talmente immedesimato da provare egli stesso le medesime sensazioni di angoscia e straniamento. Al culmine di questo processo si assiste all’impossibilità di comprendere se le azioni e le parole degli altri personaggi siano reali o meno e, qualora lo fossero, risulta impossibile darne un’interpretazione. Il finale regala l’apice assoluto, portando a compimento due processi di riconoscimento: quello fra Eleanor e la terribile entità-casa, all’interno della storia, e quello fra Eleanor e il lettore, all’esterno della storia.
Lo stile dell’autrice è geniale, affascinante, coinvolgente, più unico che raro. Le sue parole sono capaci di creare una complicità con il lettore tanto da suggestionarlo e renderlo parte attiva in una trama che è capace di tenere incollati al libro dalla prima all’ultima pagina.
Chiara
