Reduci dalla cerimonia degli Oscar, non si può fare a meno di recuperare tutti quei film che, per vittorie o anche solo per nominations, hanno coinvolto milioni di esperti e appassionati. “Storia di un matrimonio”, diretto da Noah Baumbach, è uno di questi. Distintosi per ben sei candidature, si è guadagnato l’ambita statuetta grazie alla mirabile interpretazione di Laura Dern, che ha conquistato la vittoria come miglior attrice non protagonista.
“Storia di un matrimonio” narra il tramonto della relazione fra un regista, Charlie (Adam Driver), e un’attrice, Nicole (Scarlett Johansson). Sposati e con un figlio, si ritrovano a fare i conti con la fine di un amore; per poter divorziare si vedono costretti a patteggiare tramite avvocati, a scendere in tribunale, a far fronte ai servizi sociali, a battersi per i propri spazi o per l’affido del figlio.
La vicenda è resa totalmente verosimile grazie all’abbondanza di dialoghi e alla quasi totale assenza di scene d’azione. I personaggi sono sfaccettati e in parte volutamente caricati: se, da un lato, gli avvocati, chi spregiudicato e chi rassegnato, pare che complichino la situazione proponendo alla coppia un piano ulteriore di temi di scontro, dall’altro lato i servizi sociali sono incarnati dall’esempio di una donna che pare alquanto problematica per quanto incaricata a segnalare i problemi altrui. In questo senso, il processo di divorzio assume i tratti grotteschi di un paradossale gioco delle parti, magistralmente sostenuto da una sceneggiatura che si reggerebbe benissimo in piedi anche in assenza di ambientazione.
Alcuni interrogativi permangono costanti: davvero non c’è amore fra i due? Cos’è dunque l’amore? Chi ne stabilisce gli attributi? Realmente non c’è nulla che nella relazione si potrebbe portare in salvo?
Da una parte, si potrebbe sostenere che non sia del tutto vero che manchi l’amore, ma che semplicemente vi sia mancanza di ascolto. D’altronde, probabilmente, per certi aspetti di cura che conservano l’uno verso l’altra e viceversa, pare ipotizzabile che, se avessero potuto tornare agli albori del loro matrimonio con una coscienza di ciò che sarebbe accaduto, forse non si sarebbero mai lasciati. Dall’altra parte, è anche vero che vi sono alcune distanze incolmabili, alcuni incancellabili strascichi di negatività, alcune ferite aperte causate da violentissimi e velenosi scontri, peraltro magnificamente sostenuti dall’innegabile talento dei due attori protagonisti.
Senza dubbio, questa pellicola sa far riflettere sulla portata di significati che un rapporto nasconde e allo stesso tempo lascia emergere, sulla densità di sovrastrutture che alimentano una relazione, che è più di una semplice somma fra individui.
“Storia di un matrimonio” è più che una semplice storia di un divorzio, come lascia intendere anche il titolo, proprio perché, come ben riassume Nicole con le parole:”Non smetterò mai di amarlo, anche se ormai non ha più senso”, l’amore porta in sé anche un’inscindibile porzione di dolore, ed entrambi costituiscono l’essenza della vita stessa.
Chiara
