La bellezza è oggettiva o soggettiva?

Ho cominciato a riflettere sul significato di quella che tutti noi chiamiamo “bellezza” a partire dal dibattito che in questi giorni ha acceso il web intorno all’aspetto di Armine Harutyunyan, modella comparsa nella classifica delle “100 più belle” stilata dal direttore creativo di Gucci. Il mio intento non è certo quello di spendere fiumi di parole intorno a quelle che a me (ma come penso anche a chiunque abbia un minimo di senno) sono parse sterili e sciocche prese di posizione.

Le due fazioni che si sono contenziosamente sfidate, infatti, portavano a mio parere opinioni manchevoli di un’adeguata riflessione logica, psicologica e sociale intorno al concetto di bellezza. Quelli che sembravano fautori di una bellezza essenzialmente e unicamente soggettiva sostenevano: “Per me Armine è bellissima. L’opinione di chiunque dica che è oggettivamente brutta non ha alcun senso, perché ognuno è bello a suo modo”. L’opposizione, portatrice della causa “bellezza è oggettività”, ribatteva: “Armine non è bella. Chi si ostina a sostenerlo, compreso il direttore di Gucci che addirittura la premia per l’aspetto esteriore, sa di mentire, di essere buonista, di essere politically-correct o almeno di voler far parlare di sé”.

L’errore di entrambe le parti è quello di considerare la bellezza come solo oggettiva o solo soggettiva. In realtà, credo che sia bene tenere presente che il giudizio sulla bellezza conosce due piani innegabilmente compresenti e complementari: soggettività e oggettività. Il primo, logicamente, non può essere escluso: sappiamo bene che ognuno ha i suoi gusti e che, per fortuna, se per qualcuno non appariamo particolarmente piacenti, per qualcun altro potremmo essere esteticamente degni di nota. Il secondo, allo stesso modo, non può non essere messo in conto: più o meno inconsciamente, infatti, siamo influenzati da canoni di bellezza dettati dalla società, che contribuiscono al nostro giudizio estetico su una persona. Perciò, i sostenitori della prima fazione cadono in un’ingenua decontestualizzazione: giudicare l’aspetto esteriore di un individuo pretendendo di eliminare ogni sovrastruttura psicologico-sociale risulta insensato, oltre che impossibile. I sostenitori della seconda fazione, invece, peccano decisamente di superbia: dopotutto, chi credono di essere per sostenere, senza prove scientificamente fondate, che una persona è solo e unicamente “oggettivamente” brutta?

Smontate le due argomentazioni principali del dibattito, comunque la domanda principale rimane: la bellezza, anzi, la Bellezza, come concetto astratto liberato da ogni richiamo a fatti o persone, è soggettiva o oggettiva? La mia risposta è: soggettiva. Il criterio dell’oggettività, infatti, se non va dimenticato quando si dibatte di bellezza in un “qui e ora”, deve essere tralasciato quando si disquisisce astrattamente di Bellezza. Infatti, la componente che noi chiamiamo oggettiva risulta tale solo a certe condizioni. La prima è il fattore spaziale: in Italia oggi la società propone un’ideale di bellezza diverso da quello della Russia, della Cina, della Tanzania o della Bolivia. Se in certe popolazioni africane una donna è bella se ha un collo molto lungo, in oriente una donna è bella se possiede una carnagione bianchissima, e così via. La seconda è il fattore temporale: se in occidente, al tempo dell’antica Grecia, la donna meravigliosa era quella che mostrava un equilibrio matematico fra le sue morbide forme, oggi è quella che somiglia ai nostri filtri Instagram e ai ritocchini delle celebrities, con occhi e labbra grandi, nasino sottile, pancia piatta, vita stretta, seno e glutei tondi e voluminosi.

In conclusione, se quella che definiamo oggettività è in realtà un criterio minato da spazio e tempo, non resta che la soggettività come unica dimensione attribuibile alla Bellezza. Quando però parliamo di bellezza, qui, in Italia, ora, nel 2020, riferendoci ad una persona in particolare, dobbiamo assumere il fatto che, da quell’oggettività definita dai canoni estetici della nostra società, non possiamo davvero prendere le distanze.

Chiara

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