Musei varesini: il Castello di Masnago

Anche se i musei in questo periodo sono chiusi da un po’, o forse proprio per questo motivo, voglio raccontare di una domenica pomeriggio, la prima domenica di novembre, in cui ho avuto la fortuna di visitare un museo proprio vicino a casa. Parlo del Castello di Masnago, a Varese, che non è proprio un castello, ma più un puzzle di elementi architettonici di cui solo la torre rimane degna di questo nome. Al suo interno accoglie la collezione di arte moderna e contemporanea dei Musei Civici della città. Fino al 31 gennaio, inoltre, ospita una mostra totalmente gratuita dal titolo “Il salotto del collezionista: arte e mecenatismo tra Otto e Novecento”, a mio parere estremamente godibile e interessante.

Oltre alle opere di pittura e scultura che spaziano dal XVI secolo ad oggi, il castello ospita anche alcune sale affrescate, presenti nella zona quattrocentesca dell’edificio (posteriore alla torre medievale, ma anteriore alla parte sei-settecentesca dall’aspetto di una dimora nobiliare di campagna). Le due più importanti sono la sala degli svaghi e la sala dei Vizi e delle Virtù.

La prima, al piano terra, raccoglie diverse scene di comuni passatempi che intrattenevano i nobili nelle residenze di campagna: caccia al falcone, gita in barca e colazione sull’erba. Sono molto particolari i dettagli degli elementi naturalistici vegetali e animali. Molto curata è la raffigurazione di una dama sotto una tenda riccamente ornata, intenta a suonare un particolarissimo strumento.

La seconda sala affrescata ospita sette scene, con tre figure femminili ciascuna: al centro c’è la virtù e ai lati i due vizi che rappresentano i comportamenti scorretti in eccesso o in difetto rispetto all’ aurea mediocritas che caratterizza l’atteggiamento dell’uomo saggio. Le immagini, di stile gotico, sono prive di prospettiva e di gusto per il realismo: questo consente al visitatore di apprezzare i dettagli e il messaggio dell’artista. Personalmente, mi sono divertita a passare in rassegna tutti i comportamenti elencati, riconoscendomi in molti di essi.

Le opere di pittura e scultura, infine, riguardano prettamente artisti di area lombarda. Alcuni artisti sono meno conosciuti, ma le loro opere sono certamente in grado di attrarre e meravigliare il visitatore. Un esempio è “Specchio d’amore” di Antonio Piatti, pittore di Viggiù, di cui ho fotografato il bellissimo dettaglio dell’abbraccio tra madre e figlia, ma anche “Madre in controluce” di Innocente Salvini da Cocquio Trevisago, che trasmette un’immagine reale e toccante della senilità.

E infine, per ultime ma non per importanza, voglio annoverare le opere di alcuni artisti molto più famosi, fra cui Francesco Hayez, Giacomo Balla, Gaetano Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo e Adolfo Wildt.

Meravigliosa è la Tamar di Giuda di Hayez, donata nel 1971 ai musei civici di Varese. La figura è colma di fascino e coinvolge l’osservatore con i suoi tratti seducenti ed esotici. I tessuti sono dipinti in modo dettagliatissimo, e donano movimento al volto che appare allo stesso tempo dolce e affaticato.

Francesco Hayez, Tamar di Giuda, 1847, olio su tela, 112×84.5cm

Di seguito si nota per prima l’opera di Giacomo Balla, noto futurista, “Bambina coi fiori”, di cui attrae lo sguardo enigmatico del soggetto circondato da un vortice di tratti di pennello. Segue “Processione” di Pellizza da Volpedo, di cui mi colpisce la particolarissima inquadratura. Adolf Wildt invece sorprende con la sua “Concezione”, che troneggia con tratti misteriosamente inquietanti.

Per concludere, vorrei condividere le fotografie de “La danza delle ore” di Gaetano Previati. La tela rappresenta dodici figure femminili che danzano fra la terra e il sole descrivendo un cerchio che rispecchia il susseguirsi infinito di giorno e notte. La luce fa da padrona, anche se complessivamente i colori risultano freddi. Il tratto divisionista contribuisce a sostenere l’atmosfera onirico-simbolica, tentando di dare una chiave di lettura alla rappresentazione di qualcosa di enormemente distante dal mondo sensibile.

Spero di essere riuscita a condurre un breve ma efficace viaggio nell’arte. Mi auguro davvero che i musei possano nuovamente aprire le loro porte a chi desidera meravigliarsi e scoprire qualcosa di bello anche vicino a casa.

Chiara

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