“Il grande libro delle favole” di Luis Sepulveda

Questo 2020, fra le altre grandi perdite causate dalla pandemia di Covid-19, ci ha costretti a dire addio al grande Luis Sepulveda, scrittore (ma non solo) di origini cilene. Quale modo migliore di terminare l’anno, dunque, se non dandogli omaggio attraverso la lettura delle sue celebri storie?

“Il grande libro delle favole”, edito Guanda, contiene le cinque storie per bambini (anche in questo caso meglio aggiungere: “Ma non solo”) più famose dello scrittore che, se lette tutte d’un fiato, consentono di immergersi in un mondo fantastico, abitato da animali parlanti, e allo stesso tempo tremendamente reale, caratterizzato dalle impronte della tirannia dell’uomo sulla natura. L’atmosfera che si genera è contemporaneamente sognante, straniante e toccante, tanto da non permettere al lettore di rimanere indifferente.

Le favole, come da tradizione, hanno come protagonisti degli animali, che vivono situazioni capaci di mettere alla prova i loro valori. La morale è sempre presente: in alcuni casi più velata, in altri casi ripetuta più e più volte lungo il corso della storia. Fra i temi che emergono ci sono l’amicizia, la lealtà, la fedeltà, la determinazione, la gentilezza, l’altruismo, la pazienza, la dedizione; possono apparire argomenti banali, ma Sepulveda è capace di trattarli con un taglio particolare e straordinariamente delicato. L’uomo, in queste storie, ha in alcuni casi il ruolo di amico, in altri il ruolo di nemico: spesse volte assume i tratti di una presenza invisibile che, assetata di potere e decisa ad inseguire sogni di grandezza e modernità, minaccia l’equilibrio del mondo animale,

Tutte le favole sono accompagnate dalle illustrazioni semplici ed eloquenti di Simona Mulazzani.

“Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” è il racconto di un’adozione. Mi ha commossa tantissimo leggere queste pagine, intrise di estrema dolcezza. Inoltre, ho ricordato i momenti di angoscia provati da bambina quando, vedendo la trasposizione cinematografica “La gabbianella e il gatto”, ero presa da disperazione nel momento in cui Kengah, la mamma della piccola Fortunata, veniva avviluppata e soffocata dal petrolio riversatosi in mare ad opera degli uomini.

“Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico” narra di come l’amicizia possa consentire di superare la disabilità. “Quando gli amici sono uniti, non possono essere sconfitti”, racconta Sepulveda. La storia, inoltre, è ambientata nello spazio ristretto di un’appartamento che, grazie all’affetto tra i due amici, diviene luogo di grandi sogni e apertura verso il cielo.

“Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” racconta di determinazione e volontà di non omologarsi. Nonostante io sia una grande fan della lentezza, questa storia non mi ha toccata quanto le altre: la ritengo meno densa di emozioni, forse perché non narra di un rapporto uno-a-uno, ma piuttosto di una generale dedizione verso il proprio gruppo di appartenenza.

“Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà” è un racconto nel quale Sepulveda lascia emergere le proprie origini mapuche (popolo amerindo il cui nome è composto dai termini “che” e “mapu”, con il significato di “gente della terra”). Egli scrive: “Ho sempre sostenuto che gran parte della mia vocazione di scrittore nasce dal fatto di aver avuto nonni che raccontavano storie, (…) ho avuto un prozio (…) che al tramonto raccontava ai bambini mapuche storie nella sua lingua.”

Questa storia narra proprio di un cane cresciuto insieme ai mapuche, e del suo legame inscindibile con il suo giovane padrone. Lo scrittore inserisce diversi termini in mapudungun, raccolti in un glossario.

“Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”, infine, è un racconto di fedeltà alla propria missione. La balena, animale apparentemente minaccioso, ha in realtà il compito di preservare un delicato equilibrio fra uomo e natura, minacciato dai malvagi cacciatori di cetacei.

Se qualcuno dei racconti vi ha incuriosito, è bene sapere che queste storie sono pubblicate e vendute anche singolarmente. Possono divenire preziose non solo per i bambini, ma anche per gli adulti, proprio per la radicalità e la delicatezza con cui toccano i valori fondamentali dell’esistenza.

Chiara

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