Pensieri in un giorno di aprile

In questo sabato di Pasqua, nient’altro che una comune mattina di inizio aprile, con un pigro sole primaverile che filtra dalle tende della mia camera, sfoglio il volume che raccoglie tutte le poesie di Emily Dickinson e mi imbatto in un dolcissimo componimento :

La traduzione suona così:

“Una luce c’è in primavera/ non presente nel resto dell’anno/ in qualsiasi altra stagione -/ Quando marzo è appena arrivato// un colore appare fuori/ sui campi solitari/ che la scienza non può sorpassare/ ma la natura umana sente.// Indugia sopra il prato,/ delinea l’albero più lontano/ sul più lontano pendio che tu sappia/ quasi sembra parlarti.// Poi come orizzonti arretrano/ o il mezzogiorno trascorre,/ senza formula di suono/ esso passa e noi restiamo -/ e una qualità di perdita/ tocca il nostro sentimento/ come se a un tratto il guadagno/ profanasse un sacramento.//”

Ho sentito immediatamente mie queste parole, proprio perché, da pochi giorni, da quando la primavera ha iniziato a fare capolino e le giornate si sono allungate, ho compreso che era proprio di questa luce che avevo bisogno. Probabilmente, in questo periodo un po’ monotono per tutti, basta anche poco per riaccendere una speranza, anche solo un “colore” che “la natura umana sente”, capace di rendere più vivi i campi e i prati e di dare forma agli alberi solitari. Non c’è niente di più rasserenante che stare nella natura quando il sole sta per tramontare mentre il suo tepore resta ancora a scaldare la pelle; questa, forse, è l’essenza della primavera: una luce tanto viva da apparire come una parola di speranza.

Un dolce augurio di Buona Pasqua!

Chiara

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