“Mattatoio n. 5” di Kurt Vonnegut

Non poteva che essere recensito oggi, a qualche giorno dal lancio della più attesa promozione libresca del catalogo Feltrinelli, Mattatoio n.5, un grande classico della letteratura antimilitarista, titolo assai noto della collana Universale Economica. Purtroppo, questo libro non fa parte dei 50 selezionati per l’offerta “2 libri a 9,90”, per la quale, però, ho comunque qualche consiglio da suggerire. Senza dubbio, grande romanzo da non farsi scappare è “Sostiene Pereira” (trovate il nostro articolo qui), accompagnato magari da “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” di Saramago per rimanere in ambito portoghese (anche se, in questo secondo caso, dal punto di vista dell’autore e non del contenuto della narrazione). Insieme a quest’ultimo titolo, altri che mi ispirano sono: “Il mio anno di riposo e oblio” di Ottessa Moshfegh, di cui ho sentito parlare molto bene, “L’Aleph” di Jeorge Luis Borges (solo perchè Borges è Borges) e “Ragione e sentimento”, perché della Austen finora ho letto solo “Orgoglio e pregiudizio” e mi pare troppo poco.

In questo articolo, però, il protagonista è Mattatoio n. 5, o La crociata dei bambini, un romanzo assurdo nel vero senso del termine. Assurdo, da un lato, è il modo in cui è costruito: in sole 196 pagine ci sono talmente tanti salti temporali fra passato, presente e futuro che spesso è difficile trovare l’orientamento. Inoltre, i salti temporali sono accompagnati da salti spaziali, non solo fra diversi luoghi del mondo, ma anche in strani posti dell’universo, che rendono la narrazione un continuo gioco fra il reale e l’immaginario. Questo doppio livello genera assurdità anche nei contenuti, che spesso, seppur presentati con la massima serietà, appaiono quasi una presa in giro nei confronti del lettore. Questo gioco è sicuramente voluto dall’autore il quale, per tutta la narrazione, pone al centro la più grande delle assurdità: la guerra. Probabilmente, infatti, la genialità del romanzo sta proprio nella scelta di raccontare in modo completamente folle qualcosa che per sua natura non può ammettere termini di chiarezza, linearità e comprensione.

Il doppio titolo rimanda a due aspetti del contenuto. Il mattatoio è il luogo da cui il protagonista, fatto prigioniero dai nazisti, assiste al bombardamento di Dresda, violentissimo fatto storico che ritorna lungo tutta la narrazione. “Crociata dei bambini”, invece, è una definizione della guerra che si ritrova all’interno del romanzo, espressa con queste parole: “(…) Noi, qui, la guerra abbiamo dovuto immaginarcela, e ci siamo immaginati che a farla fossero degli anziani come noi. Avevamo dimenticato che a fare la guerra sono i ragazzini. Quando ho visto quelle facce appena rasate, è stato uno choc. ‘Dio mio, Dio mio’, mi sono detto, ‘questa è la Crociata dei Bambini'”. La citazione rimanda ad una visione tremenda e sconsolante dell’esperienza bellica, la quale si ripercuote all’interno del romanzo con molte descrizioni crude e psicologicamente toccanti e con un’espressione di resa che viene ripetuta quasi alla fine di ogni paragrafo: “Così va la vita”.

Personalmente, ho trovato questa lettura piuttosto faticosa, per tutti i motivi sopraelencati, e posso tranquillamente ammettere che non sia completamente il mio genere. In ogni caso, però, si tratta di un libro che consiglio caldamente proprio per i suoi tratti di peculiarità e unicità.

Chiara

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