Impressionisti al museo MAGA di Gallarate

Fino al 9 gennaio 2022, al museo MAGA di Gallarate è possibile visitare la mostra intitolata “Impressionisti: alle origini della modernità”. Ne sono venuta a conoscenza imbattendomi in un volantino esposto in biblioteca e, dopo neanche due giorni, attrezzatami con biglietti del treno, prenotazione su TicketOne, GreenPass e buona compagnia, mi sono trovata ad ammirare opere di Monet, Manet, Van Gogh, Seurat, Cezanne e molti altri, in un museo a me sconosciuto per quanto poco lontano da casa.

Alcune precisazioni sono senza dubbio necessarie. Innanzitutto, è bene sottolineare che molte delle opere esposte, specialmente quelle di artisti più famosi, sono schizzi e bozzetti: la mano del grande autore è senz’altro riconoscibile, ma non si può negare che la mancanza di colore possa generare spaesamento. Un aspetto degno di nota, invece, è l’apprezzabile cura del percorso espositivo, collocato in una struttura architettonica imponente: il museo ospita anche un interessante allestimento su Ottavio Missoni, stilista originario del Varesotto, oltre che un’ampia biblioteca con aula studio e un bar piuttosto curato. Infine, un utile suggerimento può essere quello di approfittare di una delle giornate ad ingresso gratuito, sponsorizzate da Ricola (che oltretutto offre caramelle e tisane in omaggio): saranno il 3 settembre, il 1° ottobre, il 5 novembre e il 3 dicembre.

La mostra è articolata in cinque sezioni:

La prima, chiamata Correspondences come una celebre poesia di Baudelaire, contiene opere nelle quali la natura è colta dagli artisti in tutta la sua grandezza e delicatezza. Mi è piaciuto notare come, avvicinandomi alle tele, si potessero notare solamente macchie di colore senza apparente senso logico mentre, allontanandomi da esse, punti e tratti assumessero la forma di fiori, nuvole, fili d’erba e schiuma del mare.

Gustave Courbet, Petite paysage de mer (1872)
Claude Monet, La vague (1869-1871)

La seconda sezione, intitolata Le ventre de Paris come un romanzo di Emile Zola, raccoglie opere a tema cittadino: emergono la miseria, il grigiore, la quotidianità e le lotte socio-politiche dell’epoca.

Edouard Manet, La barricade (1871)

La terza, chiamata La Comédie humaine in riferimento al romanzo di Honoré de Balzac, racchiude numerosi ritratti e autoritratti di artisti, scrittori, compositori e critici dell’epoca. Mi è parso, in questa parte dell’esposizione, di trovarmi circondata da volti familiari, in un ridente salotto parigino.

Vincent Van Gogh, L’homme à la pipe (1890)

La quarta sezione, che prende il nome A rebours, titolo di un romanzo di Huysmans, riassume, attraverso opere di grandi artisti fra cui Cézanne, Degas, Gauguin e Toulouse-Lautrec, il tramonto dell’Impressionismo, verso la disillusione.

La quinta ed ultima sezione, intitolata La peintre de la vie moderne nuovamente in onore di Baudelaire, racchiude opere di artisti italiani impressionisti trasferitisi a Parigi. Il riferimento alla modernità è rappresentato anche da alcuni oggetti, fra cui ceramiche, vasi e abiti dell’epoca, esposti proprio nell’ultimo tratto della mostra.

Per concludere, non posso che valutare positivamente l’esperienza al MAGA e consigliarla caldamente: ora che conosco il luogo, starò ben attenta a non farmi sfuggire le prossime esposizioni.

Chiara

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