
L’educazione è un libro pazzesco, forse uno dei più belli che abbia letto da parecchi mesi a questa parte. E pensare che non si trovava nemmeno nella mia wishlist libresca: mi è stato regalato da un’amica di famiglia e, ahimè, l’ho snobbato per davvero troppo tempo. Chissà come, però, due settimane fa ne ho sentito il richiamo provenire dalla libreria, e mi sono bastati pochi giorni per divorarlo e attribuirgli 5 meritatissime stelline su Goodreads.
Il romanzo è l’autobiografia dell’autrice, che racconta della sua infanzia, adolescenza e giovinezza vissuta in una famiglia mormone dell’Idaho. I Westover vivono come se la fine del mondo dovesse arrivare a breve: fanno scorta di cibo in maniera compulsiva e sono ossessionati dall’autosufficienza e dall’indipendenza da uno Stato che giudicano infedele e corrotto. I bambini non sono mai andati a scuola né dal medico, e aiutano la madre guaritrice a preparare miracolosi unguenti di erbe e il padre scaricatore con pesanti attrezzi e macchinari in discarica. Proprio quest’ultimo è colui che “tiene in ostaggio”, dentro una mentalità folle e pericolosa, il resto della famiglia: uomo carismatico quanto disturbato, il padre è il personaggio che genera maggior sconcerto, a maggior ragione quando si realizza che si tratta di una persona realmente esistente.
Le vicende che accadono sono al limite della razionalità umana: a tratti, mentre leggevo, mi sono dovuta interrompere per quanto ciò che si parava davanti ai miei occhi mi faceva sentire nauseata. Le torture fisiche e psicologiche subite da Tara e dai suoi fratelli all’interno di una famiglia così assurda mi hanno fatto capire quanto il confine fra ordinarietà e follia sia sottile, e quanto sia reale il rischio di sprofondare nella psicopatologia quando si cresce in un ambiente del genere. Ciò che mi ha maggiormente colpito, però, è che l’avvicinamento di Tara all’educazione, avvenuto in modo graduale sino al suo coronamento degli studi presso l’università di Cambridge, non le impedisce di coltivare una continua tensione verso quella famiglia che, prima di voltarle completamente le spalle, l’ha sempre allontanata da ciò che è vero, logico e reale.
L’aspetto più sensazionale di questo libro è il fatto che il suo essere una storia vera, realmente accaduta, emerge continuamente fra le righe, conferendo peculiare spessore a tutto ciò che è narrato. Le immagini sono vivide, palpabili, così come i personaggi, e il susseguirsi degli avvenimenti porta con sé quell’aura di incertezza e lieve confusione che si percepisce quando una persona racconta del suo passato, e che è inevitabile quando, come in questo caso, una storia prende forma a partire da ricordi e pagine di diario.
La scrittura di Tara Westover è veramente piacevole e coinvolgente: essenziale quanto narrativa, e allo stesso tempo introspettiva. L’unica pecca, riscontrata verso la metà del libro, è che molte della vicende narrate si somigliano fra loro nel contenuto, e questo rende alcuni passaggi ripetitivi e lievemente caotici nell’avvicendarsi logico dei fatti.
Mi sento di aggiungere che, a mio parere, L’educazione è una lettura imprescindibile. Non tanto perché è un bel libro e quindi sta bene coronarne la recensione con questa frase fatta, quanto perché si tratta di una lettura che ti cambia e, secondo me, sono davvero pochi i libri capaci di rendere il lettore una persona diversa da quella che era prima di approcciarsi alla lettura. Specialmente al giorno d’oggi, in cui sembra che la verità non si trovi da nessuna parte e sono a migliaia le persone che mettono in dubbio la scienza, scovando complotti in ogni dove, L’educazione ricorda in maniera lampante e lineare dove conduce la strada di chi si lascia consumare dalla sfiducia, e accende un lume di speranza nei cuori di chi ancora spera in un ridente futuro per questa nostra umanità.
Chiara
