
Lo scorso 18 febbraio sono stata a Milano con un’amica, che per l’occasione ha scovato una mostra carinissima in zona Navigli, intitolata Botteghe di Tokyo e realizzata in collaborazione con la casa editrice L’Ippocampo e con il concept store Tenoha. L’aspetto più interessante è che la mostra, che resterà visitabile fino al 27 marzo 2022, è completamente gratuita, anche se è consigliato prenotare con qualche giorno di anticipo per avere la sicurezza del posto garantito.
Si tratta di una mostra immersiva, come quelle che solitamente vengono allestite per i bambini, che conduce in un viaggio attraverso le antiche botteghe di Tokyo, con la possibilità di girare per le stradine e ammirare i grandi cartonati con gli acquerelli dell’artista polacco Mateusz Urbaniwicz. Le costruzioni illustrate sono una selezione di quelle raccolte nel volume bilingue intitolato Botteghe di Tokyo e pubblicato proprio da L’Ippocampo nel giugno 2021: come già successo in Giappone, anche in Italia il libro ha riscosso molto successo, proprio per quel carattere onirico, delicato e avvolgente che caratterizza anche l’omonima mostra.
Arrivati sul posto, è possibile fare un giro da Tenoha, prima dando un’occhiata al negozio, pieno di stupende cianfrusaglie nipponiche (e non solo), e poi consumando qualcosa al delizioso bar-ristorante. Poi, entrati alla mostra, si viene immediatamente accolti da una gentile signora che, come una hostess, consegna un finto biglietto e un finto passaporto (in realtà, una piccola guida e un buono sconto per lo shop e per il bar), che danno il via al percorso.
Dopo aver attraversato un corridoio allestito come l’interno di un’aereo, si giunge alla sala d’attesa dell’aeroporto, con le sue seggiole e i cartelloni degli arrivi e delle partenze. Il grande annuncio “Welcome to Japan” apre il percorso della mostra, che si può esplorare o liberamente, scegliendo di seguire la segnaletica orizzontale, o facendosi semplicemente guidare dall’istinto.



Ogni singola bottega è dotata di un titolo, che ne illustra brevemente la funzione, e di una spiegazione più accurata, che ne mette in luce dettagli particolari o racconta alcune curiosità storiche. Gli edifici, sorti fra il 1926 e il 1989, sono in alcuni casi visibili tutt’oggi a Tokyo; alcune botteghe, invece, erano già prossime alla chiusura durante il progetto dell’artista.
Oltre ai cartonati, vi sono nella mostra altre aree degne di interesse. All’ingresso, subito a sinistra, è presente una grande mappa della città, che illustra la collocazione delle botteghe, insieme a tutti i disegni degli edifici in dimensioni ridotte. In fondo, invece, c’è una zona dedicata all’artista, con un video a lui dedicato e alcuni bozzetti. Vi è poi l’area degli EMA, cioè i desideri scritti dai visitatori secondo l’usanza giapponese, la zona selfie con costumi tipici, un vecchio telefono e una ricostruzione di una panchina circondata dai ciliegi in fiore, un distributore di bibite particolarissime e una libreria con volumi orientali.
A mio parere, la mostra merita di essere visitata: il giro dura solamente una mezz’ora ma, considerando anche la gratuità dell’esperienza, si tratta di un lasso di tempo adeguato per godere di un’immersione a 360° in un mondo che per qualcuno (me compresa) può risultare tanto sconosciuto e inesplorato da apparire quasi magico.
Chiara










