Santa Caterina è una frazione di Valfurva, un paese di montagna dell’Alta Valtellina, in provincia di Sondrio e molto vicino al confine con il Trentino Alto Adige. Anche se decisamente scomodo da raggiungere partendo da Varese (ci vogliono almeno 3 ore e 45), è il posto perfetto per godere di una temperatura freschissima (grazie ai suoi 1738 metri d’altitudine), di un paesino delizioso e di una valle che offre numerosi sentieri di trekking nel Parco Nazionale dello Stelvio, ai piedi del gruppo Ortles-Cevedale, del maestoso Gran Zebrù e dell’affascinante ghiacciaio dei Forni.

Per godere di tutte le meraviglie offerte da Valfurva probabilmente bisognerebbe rimanerci almeno una settimana (ma anche di più, magari aggiungendo una giornata alle terme di Bormio, poco lontane), ma in realtà anche tre giorni sono stati sufficienti per rilassarsi, gustare del buon cibo ed esplorare le bellezze del territorio.
Ecco tre proposte di gite consigliatissime:
1. Il rifugio Branca
Questa camminata si può fare anche in una mezza giornata, ed è l’ideale per il primo giorno, in cui la mattina è stata spesa per il viaggio. Dopo aver fatto un giro del paese e aver mangiato il pranzo al sacco in uno dei tavoli della vastissima area pic-nic di Santa Caterina, si può salire in macchina fino al parcheggio del rifugio Forni (il ticket costa 5 euro) e da lì mettersi in cammino lungo un sentiero che sale dolcemente, in un’ampia vallata al cospetto del ghiacciaio. In 45 minuti si giunge al rifugio Branca, in cui ci si può rilassare su comode sdraio, godendo del panorama.



Volendo, se si ha un’intera giornata di tempo, si può ampliare il giro raggiungendo anche il rifugio Pizzini e passando attraverso i ponti tibetani.
2. Il rifugio Quinto Alpini
Fra le tre proposte, questa è sicuramente la camminata più impegnativa e più lunga, capace di mettere alla prova i fisici meno allenati (fra i quali mi inserisco anche io con le mie gambe stanche e doloranti). Partendo da San Nicolò, frazione poco sotto Santa Caterina, si sale fino al parcheggio gratuito della località Niblogo. Da qui comincia una passeggiata che dopo un primo tratto nel bosco attraversa la valle, toccando le zone di Zebrù di Fuori e Zebrù di Dentro. Si tratta di un sentiero tranquillo, con poco dislivello, che passa accanto a piccole baite abitate da famiglie, a ruscelli e a pascoli. Giunti al rifugio Campo, immerso nella valle, dopo poco si arriva alla baita del Pastore, un’area picnic ideale per fermarsi e ristorarsi prima di cominciare l’ascesa al rifugio Quinto Alpini. Dopo queste prime due ore relativamente tranquille, ne seguono altre due più impegnative, prima attraverso colli e pianori e poi salendo su una vasta pietraia; il rifugio si staglia sopra un roccione, e il vederlo da lontano offre la speranza di poter, piano piano, arrivare. Il panorama da lì (a ben 2788 metri) è spettacolare, e il rifugio è piccolo ma decisamente accogliente. Dopo aver pranzato, è stato interessantissimo ascoltare, insieme ad altri ospiti del rifugio, i racconti del famoso alpinista Marco Confortola, incontrato lì per caso. L’unico dispiacere è stato il dover cominciare la discesa e il non aver previsto la possibilità di dormire in rifugio, un’esperienza che vorrò provare il prima possibile.





3. Il rifugio Pizzini
Partendo, come per il rifugio Branca, dal parcheggio del rifugio Forni, si raggiunge in circa 1 ora e 30 il rifugio Pizzini, situato a 2700 metri di altitudine. La passeggiata sale abbastanza dolcemente, e anche in questo caso offre una visuale costante sulla meta che, piano piano, si avvicina. Il sentiero è molto affascinante: si apre nella valle lasciandosi alle spalle il ghiacciaio e proseguendo verso il Gran Zebrù e il Cevedale, accompagnato dallo scorrere del torrente e dai fischi delle marmotte. Se si ha un’intera giornata da impiegare, può essere bello salire sino al rifugio Casati, che si trova a ben 3269 metri. In alternativa, si può pranzare al Pizzini, rilassarsi sui prati attorno al rifugio e scendere per gustare un’ottima merenda al Forni, prima di prendere la macchina per tornare a casa.




Sperando con questo articolo di avervi fatto esplorare luoghi suggestivi e di avervi fatto assaporare la bellezza di raggiungere meravigliose mete, nonostante la fatica… ci vediamo in Valfurva, magari in futuro, chissà!
Chiara
