Ho avuto la fortuna di vedere questo film al cinema all’aperto, in una bella serata estiva. La proiezione del film è stata preceduta dal breve ma piacevolissimo concerto del gruppo Celtic Trees (qui la loro pagina Instagram), un coro di musica irlandese e celtica, che ha saputo scaldare il pubblico e creare il clima perfetto per una visione raccolta e rilassata del film.
Belfast è stato una gradevolissima scoperta: ho pensato di andare a vederlo perché sapevo delle numerose nominations agli Oscar (e della vittoria per la migliore sceneggiatura originale), ma non avevo altissime aspettative. Credevo fosse un film abbastanza impegnativo, appesantito dal fatto che fosse interamente in bianco e nero. Questo aspetto, in realtà, non si è rivelato essere un problema, e il film era tutt’altro che ostico: mi aspettavo fino all’ultimo che succedesse qualcosa di tragico, ma in realtà il tono della narrazione si è sempre mantenuto placido, pacato, perfettamente allineato con lo sguardo sul mondo del protagonista, Buddy, un simpatico e brillante bambino di nove anni.
Il fatto che tutto il film ruotasse attorno al punto di vista di Buddy mi ha ricordato tantissimo il film Jojo Rabbit (2019): come Jojo, anche Buddy vive in un momento storico delicato, in cui gli avvenimenti che lo circondano sono decisamente troppo complessi e assurdi per essere compresi da un bambino e, quindi, vengono in parte deformati (in questo caso decisamente meno che in Jojo Rabbit) attraverso le chiavi interpretative infantili. Come nella pellicola del 2019, anche in Belfast ricorrono situazioni buffe, lievemente parodiche, innescate dal bambino protagonista, o anche semplici battute capaci di strappare sorrisi ma anche sonore risate.
Belfast, appunto, racconta di Buddy, un bambino protestante nato e cresciuto in un quartiere popolare della città di Belfast. In una delle prime scene del film appaiono, armati, dei rivoluzionari protestanti, che attaccano le case dei cattolici dando inizio al conflitto nordirlandese. Da questo momento in poi cominciano delle fatiche per la famiglia di Buddy, alle prese con debiti, minacce da parte dei rivoluzionari che li vorrebbero dalla loro parte e grandi indecisioni in merito alla possibilità di partire e lasciare Belfast per sempre. A mitigare la drammaticità di questi temi intervengono Buddy con le sue avventure infantili, fra cui l’amore per Catherine, compagna di classe cattolica, e il coinvolgimento in una banda locale, e i suoi nonni, personaggi saggi e dolcissimi, protagonisti di scene toccanti e indimenticabili.
Alcune scene rimangono decisamente impresse: fra queste, quelle che mostrano l’amore fra i nonni e fra i genitori di Buddy. Verso la fine, in particolare, c’è un momento in cui la madre e il padre del protagonista, che si sono visti in molte scene non andare sempre particolarmente d’accordo, cantano e ballano con un’intesa commovente sulle note di Everlasting Love.
Le musiche del film sono in generale molto belle; prevalgono le canzoni di Van Morrison, musicista nativo di Belfast, e di altri artisti dell’epoca. Anche le inquadrature cinematografiche sono veramente degne di nota, così come la sceneggiatura che, non per nulla, si è meritata un Oscar.
Insomma, Belfast è un film molto carino e decisamente consigliato: ovviamente il ritmo è lento, con toni placidi e dimessi, per cui è consigliabile vederlo da riposati (onde evitare colpi di sonno improvvisi). Detto questo…
Buona visione!
Chiara
