Fino al 18 giugno 2023, al Museo MAGA di Gallarate è ospitata la mostra intitolata Andy Warhol. Serial Identity, esposizione sulla Pop Art e sul suo più importante protagonista: non solo pittore e scultore, ma anche sceneggiatore, produttore, regista e attore.


Sono andata a vederla con un amico il 22 gennaio, giorno dell’apertura: spero di ricordare abbastanza da poter raccontare in maniera esauriente le sensazioni che mi ha lasciato e ciò che ho potuto imparare di una corrente artistica appena sfiorata nei miei studi liceali e universitari.
Ciò che mi ha più colpito di questa mostra, davvero ricchissima, è stata la comunicazione che emergeva fra artista, opera, media e società: tutti questi elementi risultavano essere gli emittenti e i destinatari di un messaggio, nonché, molto spesso, i contenuti del messaggio stesso. Mi è parso che la Pop Art coincidesse, in buona parte, con l’avvento della società dei media: consumistica, frenetica e globalizzata.
Non solo quadri, ma anche fotografie, video, musica, spezzoni di film e di trasmissioni televisive, copertine di riviste e di album, oggetti di arredamento, ritagli di giornale sono esposti al MAGA di Gallarate, per un’immersione quasi totale nelle atmosfere dell’America fra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta.
All’inizio si trovano le prime opere dell’artista, risalenti agli anni di studio di disegno, che gettano già le basi della tecnica della serigrafia, quella per cui Andy Warhol verrà conosciuto. Seguono poi i suoi lavori come illustratore pubblicitario, fra i quali spicca la famosissima Zuppa Campbell. La produzione seriale dell’opera d’arte diventa eco della cultura di massa di quegli anni e investe anche soggetti che hanno poco a che fare con l’ambito pubblicitario, come i fiori, i frutti e la natura.




L’interesse di Warhol nei confronti della stampa si nota sia nel suo lavoro di direzione della rivista Interview sia nell’opera Flash che, in forma di portfolio, raccoglie serigrafie, stampe e testi giornalistici intorno al tragico attentato al presidente Kennedy. Un’altra opera che mi ha colpita tantissimo è Tunafish disaster dedicata, insieme ad altre, agli episodi di cronaca sulle intossicazioni alimentari da cibo in scatola: i ritagli di giornale, i volti delle vittime e la scatoletta di tonno in primo piano mi hanno trasmesso un vero e proprio senso di straniamento.




Segue poi una sezione della mostra dedicata ai volti mitici dell’America di quegli anni, sia immaginari (Mickey Mouse, Uncle Sam), sia reali (la famosissima Marylin Monroe, ritratta in serigrafia poco dopo la sua morte). Il curatore della mostra, Maurizio Vanni, a proposito di questi personaggi, sostiene che l’averli definiti maschere “rendeva non facile comprendere dove finisse la reale fisionomia del volto e dove iniziassero le apparenze”.




Un’altra serie di opere esposte nella mostra è Ladies and Gentlemen, ritratti di drag queen newyorkesi in posa come star di Hollywood, realizzati nel 1975. Nella stessa sala sono presenti anche le copertine dei vinili disegnate dall’artista dagli anni Quaranta agli anni Ottanta: alcune sono famosissime, come Sticky Fingers dei Rolling Stones.

Warhol era molto legato alla musica, tanto che curò nel 1966 uno spettacolo multimediale nei locali più alla moda di diverse città americane, fra cui New York e Los Angeles: un allestimento a tema all’interno della mostra cerca di dare un’idea di quella che fu una performance a base di luci stroboscopiche, diapositive, strane gelatine colorate, danze scatenate e rock psichedelico.
Questa zona della mostra non è l’unica che ospita installazioni video e audio: sono presenti infatti anche i film di Warhol intitolati Kiss (una serie di baci tratti dalla storia del cinema) e Empire (otto ore di una macchina da presa fissa sull’Empire State Building) e spezzoni di programmi della Andy Warhol’s TV degli anni Ottanta, in cui si vede l’artista compiere azioni stravaganti o interloquire con personaggi di spicco dell’epoca.



Questi video, insieme agli autoritratti esposti nella mostra, sono stati per me preziosissimi per costruire l’immagine di un artista a tutto tondo di cui, prima di visitare questa esposizione, non avevo ben in mente neanche la fisionomia. Andy Warhol è sicuramente un personaggio sui generis, geniale quanto controverso, ma senza dubbio esponente di un movimento culturale che lascia dei segni anche nel presente.


PS: Alla fine della mostra c’è anche una macchinetta per fare foto buffe tipo pellicola, non ricordo il prezzo ma non nego che potrebbe valerne la pena.
Chiara
