Barbie – Il film

In questi giorni non si parla d’altro e quindi non potevamo non parlarne anche qui su Ape Furibonda!

! L’articolo contiene spoiler.

Dopo mesi di pubblicità e anteprime, sono andata al cinema a vedere Barbie, il nuovissimo film diretto da Greta Gerwig, non tanto perché io sia particolarmente appassionata di questo genere di film ma proprio perché tutto questo parlarne mi aveva incuriosita e mi aveva fatto pensare che potesse essere un film sagace e, a suo modo, rivoluzionario.
Forse già da queste parole avrete immaginato che il film ha deluso, almeno in parte, le mie aspettative.
Ma andiamo con ordine.

Barbie racconta la storia della famosa bambola, Barbie appunto, che è costretta ad abbandonare la sua vita perfetta a Barbieland dopo aver colto una serie di segnali preoccupanti: pensieri di morte, doccia fredda, alito pesante e soprattutto dei tremendi piedi piatti, inconcebili per una bambola sempre abituata a calzare tacchi altissimi.
Dopo aver consultato Barbie Stramba, che ha più consapevolezza delle influenze tra mondo reale e Barbieland, Barbie inizia il suo viaggio accompagnata (a sorpresa) da Ken, lasciando la sua città perfetta guidata e controllata dalle donne, cioè tutte le barbie che hanno raggiunto grandi successi personali e professionali per permettere queste libertà anche alle bambine del mondo reale.
Arrivata a Los Angeles Barbie rimane sconvolta dallo scoprire che il mondo reale è ben lontano da come lei e le sue amiche lo immaginavano ed è impregnato da un forte maschilismo e da un odio per le barbie.
Al contrario Ken, che a Barbieland viveva sullo sfondo della società (occupata invece dalle donne) rimane positivamente colpito da questa realtà “uomo-centrica” e torna subito a Barbieland per instituire anche lì una struttura fortemente maschilista.
Quando anche Barbie torna a Barbieland, in compagnia di Gloria (l’umana che aveva giocato con la versiona bambola di Barbie e aveva trasferito su di lei la sua negatività e i suoi pensieri di morte), trova una città completamente rivoluzionata, in cui le barbie hanno dimenticato la loro carriera e il loro valore e si sono messe completamente a servizio degli uomini.
Proprio con l’aiuto di Gloria e di sua figlia Sasha, Barbie cercherà di riportare tutto alla normalità, riuscendoci.


Come si sarà capito il film vuole comunicare un messaggio fortemente femminista, con l’intento di dare uno stimolo positivo a tutte le giovani ragazze che lo vedranno.
Tuttavia penso che questo intento abbia incontrato numerosi ostacoli.

Innanzitutto il messaggio comunicato è (forse volutamente?) molto polarizzato: per criticare un mondo maschilista, Gerwig mette in scena all’opposto un mondo radicalmente femminista, in cui gli uomini non hanno diritti e importanza pari alle donne, ma drammaticamente inferiori.
Inoltre mi è sembrato che la trama fosse spesso inconcludente. L’insight di rappresentare un mondo alla rovescia poteva essere interessante se visto come una critica sociale estremizzata, ma in realtà non è stato in alcun modo sviluppato: dopo una serie di vicissitudini – anche piuttosto prevedibili – il mondo torna ad essere esattamente quello di prima.
Inoltre, anche le denunce fatte a un mondo maschilista sono appena accennate e non sviluppate e soprattutto sono molto “comuni”, molto note.
Con questo non voglio dire che le disuaglianze vadano normalizzate, accettandole, ma sicuramente il film non riesce a fare nulla di più che semplicemente citarle.
Scherzando con gli amici con cui ho visto il film si è parlato di come probabilmente Barbie sia paradossamente un film “per uomini”, perché a loro può essere più utile focalizzare l’attenzione su dei temi che per noi donne sono – purtroppo – ovvi e assodati.

Nonostante questi limiti il film risulta comunque molto godibile e divertente.
Non mi sento di sconsigliarlo, ma sicuramente sapere cosa si sta per vedere può aiutare ad avere le giuste aspettative e apprezzare il film. Barbie è esattamente ciò che mi sarei aspettata da un film su Barbie se non ci fosse stata una così massiccia campagna di comunicazione a precederla.
Il mio errore è stato probabilmente supporre che, parlandone così tanto, Barbie avesse effettivamente tanto da dire.
Dal mio punto di vista non è stato così, ma se non farete il mio stesso errore ne rimarrete sicuramente soddisfatti.

Nel caso…buona visione!

Giulia

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