
Uscito in Italia da poco più di una settimana, il nuovo film su Napoleone diretto da Ridley Scott (il registra di Blade Runner, del Gladiatore e del più recente House of Gucci) ha già fatto parlare di sé. Sono piovute implacabili le critiche sulle inesattezze storiche, in un certo senso attese: in effetti, subisce la stessa sorte pressoché ogni film storico, con la certezza di ricevere almeno altrettante apologie basate sull’argomentazione: “Dopotutto è un film, mica un documentario”.
Scevra da qualunque aspettativa, sabato scorso sono andata al cinema con un’amica, e devo dire che le due ore e mezza di film (quattro nella versione integrale) non mi sono pesate eccessivamente. La narrazione, infatti, pur condensando trent’anni della vita di Napoleone, dalla rivoluzione francese alla morte in esilio, mantiene un ritmo sostenuto per quanto non concitato. A fare da sfondo alle imprese belliche e alla carriera politica del generale francese (interpretato da Joaquin Phoenix) c’è la relazione con la prima moglie, Giuseppina di Beauharnais (interpretata da Vanessa Kirby), messa in luce, nei momenti in cui i coniugi si trovavano ad essere separati, attraverso la corrispondenza fra i due.
La relazione ha tratti evidenti di malsana tossicità. Napoleone, da un lato, si comporta con Giuseppina in modo brusco, imprevedibile e direttivo, dall’altro ne è emotivamente dipendente e nutre un’ossessione malcelata nei suoi confronti. Giuseppina, d’altra parte, è chiaro che fatica a sopportare l’uomo che ha accanto, ma nonostante ciò (non si capisce se per convenienza economica, affettiva o di altro genere) non se ne allontana.
Il legame torbido con Giuseppina non è l’unico tratto di debolezza che emerge dal ritratto di Napoleone tracciato da Ridley Scott: alcuni sostengono addirittura che il registra si sia divertito a desublimarne la figura (se non addirittura a prendersene gioco). Napoleone appare come un uomo torvo, mono-espressivo, in certi momenti impacciato e in altri esageratamente fuori dalle righe, che tende, facendo calare le palpebre come se si stesse addormentando, a perdere il contatto con la realtà, anche quando il suo esercito sta per subire la peggiore delle disfatte. D’altra parte, però, non mancano a mio parere le scene in cui emerge il carisma del personaggio, specie nel suo genio strategico, nel suo combattere a fianco dei suoi soldati e nel suo essere orgogliosamente e maniacalmente votato alla gloria della Francia.
Una delle scene che ho più apprezzato è quella dell’incoronazione di Napoleone a imperatore dei francesi nella cattedrale di Notre Dame: si tratta di una ripresa fedelissima del celeberrimo quadro di Jacques-Louis David, a mio parere molto riuscita.

Anche le battaglie sono rese molto bene: le vaste ambientazioni, i movimenti sincronici degli eserciti e la drammaticità dei combattimenti (nei quali, si è ben capito, i cannoni giocavano un ruolo fondamentale) tengono decisamente avvinto lo spettatore, pur non indugiando eccessivamente su dettagli splatter.
In conclusione, sento di poter consigliare questo film. Probabilmente, gli appassionati di storia rimarranno delusi dagli aspetti di infedeltà al vero, mentre gli amanti delle scene belliche troveranno eccessivi i siparietti (innegabilmente a tratti pesanti per chiunque) fra Napoleone e Giuseppina; detto ciò, rimane un film interessante, capace di intrattenere e incuriosire, adatto a un vasto pubblico.
Chiara
