“La settimana bianca” di Emmanuel Carrère

La settimana bianca è un racconto lungo, di sole 139 pagine, molto ben scritto – la prosa di Carrère, anche quando si dà alla narrativa, è qualitativamente ineccepibile – e accuratamente orchestrato nell’avvicendamento degli eventi, cosicché la suspence si mantiene sempre alta e con essa il coinvolgimento del lettore. Non fosse per l’ambientazione che il titolo e la copertina lasciano ben intendere, sarebbe la lettura perfetta da ombrellone: breve e immersiva.

“«Ero solo, in una casetta in Bretagna, davanti al computer,» ha raccontato una volta Emmanuel Carrère «e a mano a mano che procedevo nella storia ero sempre più terrorizzato»”, si legge nella sinossi sul sito di Adelphi. Per il lettore, più che terrorizzante, questo racconto può piuttosto apparire perturbante: l’idea che qualcosa di tremendo stia per accadere aleggia fin dalle prime pagine, e trova mano a mano delle conferme sino al raggiungimento dell’acme finale che, se secondo alcuni può apparire un po’ prevedibile, a mio parere non perde comunque la sua potenza espressiva e contenutistica.

La settimana bianca racconta di Nicolas, un bambino in gita scolastica sulla neve con la propria classe, la propria maestra e due giovani animatori. Sin da subito il narratore conduce il lettore attraverso le ossessioni e gli incubi del protagonista, abitati da vergogna, angoscia, paure e attraversati da immagini di morti truculente, assassinii e rapimenti. Contemporaneamente, anche sul piano del reale prendono forma avvenimenti inquietanti, che fanno da sfondo alle azioni dei pochi personaggi presenti sulla scena, che si configura quasi come un’opera teatrale, in cui i dialoghi e i movimenti prendono forma in luoghi circoscritti e caratterizzati da colori e sensazioni essenziali: caldo/freddo, luce/buio, rumore/silenzio.

Carrère penetra magistralmente nella mente infantile, restituendo un ritratto veritiero di una psiche in formazione, nella quale reale e immaginario si fondono, lasciando emergere la potenza dell’inconscio. Alla fine, quando tutti i tasselli si ricompongono, al lettore si fanno chiare le ragioni dei turbamenti di Nicolas e vi si riconoscono le gravissime responsabilità genitoriali.

La settimana bianca è una lettura che non lascia delusi: attrae, inquieta, ma lascia anche spazio alla riflessione. Ne è anche stato tratto un film: La Classe de neige; sono curiosa di vederlo per capire se riesce a restituire anche solo in parte le numerose qualità del racconto di Carrère.

Chiara

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