Storia del mio nome è un podcast di Chora Media e Spotify Studios che racconta la storia di Sabrina Efionayi, una ragazza ventiduenne nata in Italia da madre nigeriana e affidata a una donna italiana.
A raccontare la sua vita è proprio Sabrina, accompagnata – soprattutto nei primi episodi – dalle parole della madre adottiva Antonietta e degli zii Maria e Nando.
Il racconto si apre proprio con le parole di Nando e Maria, una giovane coppia con tre figli residente a Castel Volturno, in provincia di Caserta.
I due conoscono Joy, l’inquilina della casa di fronte alla loro. Presto capiscono che qualcosa non va: molte donne continuano a entrare e uscire dall’edificio con orari e comportamenti strani. Presto si capisce che Joy gestisce una casa chiusa, dove lavorano molte giovani arrivate in Italia seguendo la promessa di un futuro migliore.
Tra loro c’è anche Gladys, una ragazza di circa vent’anni che presto si rivela essere incinta. Quando partorisce capisce di non poter dare alla bambina appena nata una vita serena e sicura e prende così una difficilissima decisione: affida la neonata, Sabrina, alle cure di Nando e Maria. O meglio, alla sorella di lei: Antonietta.
Così inizia la vita di Sabrina, che cresce nella sua famiglia affidataria, senza perdere i contatti con Gladys. Una vita doppia e al contempo a metà, tra due famiglie e tra due culture, che le ha portato sia grandi arricchimenti che grandi sofferenze.
Storia del mio nome è un podcast breve (dura solo 5 episodi) ma intenso e significativo, in particolare nei primi due episodi e nell’ultimo, in cui le parole di Sabrina si mescolano con le testimonianze e i ricordi di sua madre Antonietta e dei suoi zii.
È un racconto che commuove e fa riflettere, di fronte alla capacità di queste persone di amare senza misura e senza pretese.
Antonietta è pronta a rivoluzionare la propria vita nel giro di pochissimi giorni, prendendo con sé la bambina. La cura e la cresce pur non avendo la tutela di un “pezzo di carta”, di un documento che certifichi che Sabrina è affidata a lei. Al contempo accoglie sempre Gladys e favorisce il legame tra lei e la figlia, accettando anche che la madre biologica voglia portare via la figlia per alcune settimane. Antonietta incarna con naturalezza due valori umili e difficili da raggiungere: la fiducia e la gratuità.
Durante l’ascolto mi sono ritrovata anche a provare rabbia e risentimento, soprattutto verso Gladys che talvolta sembra decidere e ragionare in modo egoistico. È difficile sospendere il giudizio e riuscire ad avere uno sguardo contestualizzato, capace di comprendere come ogni scelta e azione sono le scelte e le azioni di una ragazza cresciuta troppo in fretta e in modo doloroso.
La possibilità di sospendere il giudizio parte proprio – in modo degno di ogni ammirazione – da Sabrina stessa, che riesce a parlare della madre con dolcezza e comprensione, probabilmente come frutto di un lungo percorso di crescita e guarigione interiore.
Vi consiglio di ascoltare Storia del mio nome per immergervi in un racconto tanto quotidiano quanto complesso e “lontano”. Nelle parole di una ragazza che ha imparato a guardare con amore la sua storia e le persone della sua vita, a restituire responsabilità emotive non sue e a interrompere i rapporti che le impedivano di essere davvero sé stessa.
Giulia
