“Il ballo” di Irène Némirovsky

Il ballo è un romanzo breve di Irène Némirovsky che, raccontando l’organizzazione di una festa da parte della famiglia Kampf – un ballo, per l’appunto -, descrive in realtà i rapporti complessi e tossici tra i protagonisti e la profondità e oscurità dei loro sentimenti, in particolare della piccola Antoinette.

Antoinette – una giovane adolescente figlia dei coniugi Kampf – ha un rapporto complesso e oppositivo con la madre Rosine, che è dura, severa e non perde occasione per sminuirla.
L’antipatia di Antoinette non è riservata solo a Rosine, ma anche a Betty, la governante inglese che invidia perché fidanzata con un bel giovane.

Il tema fondamentale di Il ballo è proprio questo: non l’organizzazione della festa (che poi, per una sfortunata decisione, non si terrà), ma l’interiorità di Antoinette, cupa e cinica.
Nonostante la giovane età, la ragazza è infatti pervasa da sentimenti negativi: non sopporta la sua governante, prova un odio profondo e viscerale verso i suoi genitori, desidera morire.

Anche l’aspetto che più la avvicinerebbe a una “normale adolescente”, cioè il desiderio di avere un ragazzo, per Antoinette si macchia di emozioni intense e distruttive: prova un’invidia bruciante e malsana per la sua governante che è fidanzata, reagisce con rabbia e impulsività, desidera avere una relazione ma che sia struggente e drammatica, che la faccia “piangere in silenzio e senza smorfie, come una vera donna adulta”.

Il ballo in poco più di 50 pagine riesce a costruire un’ambientazione soffocante e allarmante. Nella lettura prevale sempre una sensazione di angoscia e tensione, espresse da Antoinette come malignità e da Rosine come ansia e esaurimento.

La piccola protagonista non è e non vuole essere redenta. Fino all’ultimo rimane fedele alla sua attitudine fredda e disumana, ancora più inquietante perché mai espressa, ma sempre covata in un groviglio interiore che pare farla “ammalare” sempre di più.
Anche di fronte al pianto disperato della madre non riesce a provare compassione (sicuramente anche per via del rapporto malsano tra le due), ma la guarda con disprezzo e superiorità: capisce che ha sbagliato a temere gli adulti, perché piangono per cose ridicole. In un momento in cui la madre “si fa piccola”, preda della delusione e dello sconforto, Antoinette si amplifica, in una sorta di delirio che, sulla scia ormai fuori controllo della velenosità dei suoi sentimenti, la porta a guardare con distacco e scherno l’emotività di chi le sta accanto.

Il ballo è il primo libro di Irène Némirovsky che leggo, ma mi ha molto colpita e incuriosita a leggere altro.
Consiglio questa lettura sia a chi conosce già l’autrice sia a chi le si avvicina per la prima volta. In poche pagine riesce a dare uno spaccato capace di arrivare al cuore dei sentimenti umani, descrivendoli anche nella loro bruttura e sconvenienza, senza ripulirli con una morale.
È sicuramente uno sguardo al mondo che non affronterei con piacere e leggerezza in ogni mia lettura, ma che a piccole dosi dà una prospettiva interessante sulla letteratura e sull’umano.

Giulia

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