Un passo oltre il trekking: ferrate e sentieri EEA

Se fra i nostri lettori c’è qualche appassionato di trekking… questo articolo è per voi! Molti amanti della montagna pensano che oltre il trekking esista solo l’alpinismo, o tutt’al più l’arrampicata, ma in realtà non è così. Le vie ferrate, ad esempio, sono un ottimo compromesso per sperimentare qualcosa di un po’ più entusiasmante del solito sentiero, e la stessa cosa vale per i percorsi EEA (che sta per “escursionista esperto con attrezzatura”), che possono contenere parti di sentiero standard e parti di ferrata.

Sia le ferrate che i sentieri EEA richiedono un’attrezzatura: in alcuni negozi specialistici si può noleggiare, ma se si è abbastanza certi di poter apprezzare quest’attività conviene acquistare la propria, che si compone di caschetto, cordino con dissipatore e imbrago. Le vie ferrate sono sentieri su roccia (non per forza con sole pareti verticali) nei quali sono stati inserite componenti artificiali: ci si ancora coi moschettoni alla catena, e si procede poggiando mani e piedi o direttamente sulla roccia o sulle parti metalliche che fungono da appigli.

Non servono particolari competenze per percorrere una via ferrata: semplicemente, è necessario essere un po’ pratici di terreni rocciosi e non soffrire di vertigini. Non è per forza utile avere particolare forza nelle braccia: per percorrere le parti più pendenti dove i cambi di moschettone sono impegnativi basta avere una longe, cioè un moschettone aggiuntivo con un cordino un po’ più corto al quale assicurarsi per avere entrambe le mani libere.

Per avere un’idea di quali vie ferrate percorrere, magari valutando le più semplici da cui cominciare, consiglio il sito https://www.ferrate365.it/, che raccoglie descrizioni e relazioni di ferrate divise per regione: si possono usare i filtri per selezionare zone geografiche, livelli di difficoltà (anche suddivisi in difficoltà fisiche, tecniche e ambientali) e caratteristiche di vario tipo.

Per chi vive in provincia di Varese, ecco alcune ferrate che ho percorso e che mi sento di consigliare, sia perché non troppo difficili sia perché non troppo lontane da casa:

1. Ferrata Angelino al Monte Generoso

E’ perfetta per cominciare: dopo un trekking di avvicinamento di circa due ore, la parte di via ferrata dura solamente mezz’ora, e non è difficile, ad eccezione di un paio di brevi passaggi che richiedono un po’ più di attenzione.

2. Ferrata dei Picasass

Si tratta di una ferrata facile ma molto carina per via di un bel tratto esposto su un meraviglioso panorama e di un ponte sospeso. Dura circa un’ora e mezza dopo una mezz’ora di avvicinamento.

3. Ferrata della Galleria di Morcate

Questa ferrata, di livello leggermente superiore alle due precedenti, merita moltissimo per il panorama: si trova, infatti, su una parete a picco sul lago di Como. Dura solamente un’ora e non c’è percorso di avvicinamento. Lì vicino, oltretutto, si trova l’orrido di Bellano, una gola naturale molto suggestiva che si può visitare, pagando un biglietto, in circa venti minuti.

4. Ferrata di Montorfano a Mergozzo

Anche questa ferrata non richiede particolari abilità tecniche, e dura circa un’ora dopo altrettanto tempo di avvicinamento. Fra le ferrate che ho percorso è quella che sinceramente ricordo meno, perché sono stata – in un certo senso – “scottata” dalla discesa. Quando ci sono stata, la scorsa primavera, il sentiero di discesa era stato in parte spazzato via da una frana, e questo dettaglio non era segnalato all’attacco della ferrata, ma solamente ai piedi del sentiero di ritorno. Scendere – percorrendo la frana al posto dell’ultimo tratto di sentiero – è stata quindi un’impresa piuttosto traumatica, motivo per cui consiglierei di percorrere questa via ferrata solo dopo essersi assicurati – magari con un colpo di telefono al comune di Mergozzo – che il sentiero sia stato ripristinato.

5. Ferrata Nito Staich sopra Oropa

Quest’ultima ferrata, un più impegnativa rispetto alle precedenti, è una delle più avventurose che io ricordi: non solo perché mentre la percorrevo ha cominciato a nevicare (e anche in questo caso il ritorno è stato sufficientemente sfidante, col sentiero in parte cancellato dalla neve e l’idea folle di scivolare giù con le giacche sotto il sedere) ma anche perché si compone di tratti molto diversi fra loro, con una bella vista dall’alto sul santuario di Oropa. Dura circa un’ora e mezza con una mezz’ora di avvicinamento.

Sperando che questo articolo possa essere stato utile agli appassionati di trekking, e non solo, anticipo che ne seguirà uno su uno dei sentieri EEA più belli e sfidanti che ho percorso, che mi ha portato fino a 3320 m con una vista spettacolare sul Monte Rosa. Stay tuned!

Chiara

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