
Sono andata al cinema a vedere Il Gladiatore 2 con pochissime aspettative ma con una buona dose di curiosità. L’ultimo film di Ridley Scott, che ha fatto e sta facendo molto parlare di sé, non ha nulla a che vedere con il primo – che è, probabilmente, un capolavoro sotto vari punti di vista – ma non è neanche così tremendo come certe scene un po’ trash del trailer facevano presumere.
La trama, tutto sommato, è godibile: ambientato circa una ventina d’anni dopo la morte di Massimo Decimo Meridio, racconta del riscatto di Annone che, da anonimo guerriero numida, si rivelerà essere Lucio Aurelio Vero, colui che dai combattimenti dell’arena arriverà a guidare una rivolta di gladiatori nel nome della libertà dalla tirannia. A fargli da guida sarà la figura di Massimo (che si scoprirà avere un ruolo non secondario nel passato di Lucio), che lungo tutto il film compare qua e là, tramite oggetti o citazioni, quasi a voler di continuo strizzare l’occhio ai fan del Gladiatore, in ogni caso delusi dalla ben poca parentela, a livello qualitativo, fra questo e il primo film.
Dal punto di vista della resa formale, non ho apprezzato molto l’abuso della CGI, che a tratti faceva sembrare tutto un grande videogioco: è chiaro che il regista ha voluto consapevolmente esagerare, ma la naumachia con gli squali fra gli isolotti tropicali o lo scontro con le scimmie mutanti – sorta di incroci fra mastini e babbuini – mi sono sembrate un po’ troppo. Anche i personaggi degli imperatori Geda e Commodo sono volutamente macchiettistici ed esagerati: sarebbero dovuti essere, secondo la storia, di origine nordafricana, ma il fatto che siano stati rappresentati da attori coi capelli rossi e scompigliati è una scelta stata senz’altro pensata per renderli ancora più eccentrici.
Dal punto di vista contenutistico, invece, mi hanno lasciata perplessa alcune improvvise svolte narrative: da un momento all’altro, ad esempio, tutti si fidano senza alcun dubbio del fatto che Annone è in realtà Lucio Aurelio Vero (nessuno, stranamente, ha avuto bisogno di assicurarsene con qualche prova in più), oppure, in poco tempo, il rapporto fra il protagonista e la madre Lucilla da ostico diviene estremamente amorevole, senza lasciare spazio a un graduale e più naturale mutamento interiore dei personaggi.
Mi è piaciuta molto l’interpretazione di Denzel Washington nei panni di Macrino; un po’ meno quella di Paul Mescal, il protagonista: non so se sia questo il vero problema del film, ma ho notato che si tratta di un personaggio che, a differenza di Massimo Decimo Meridio, lascia molto indifferente lo spettatore e non lo porta ad affezionarsi.
In conclusione, credo che Il Gladiatore 2 sia un film che non merita un rewatch ma che, rispetto a quanto si sarebbe potuto immaginare guardando il trailer con un minimo di occhio critico, non è poi così assurdo: dopotutto, cerca di essere a suo modo epico, e – pur non senza anacronismo – di parlare di valori importanti come la libertà e la democrazia.
Chiara
