Mi chiamo Chiara. Nata nel lontano 1997, sento di possedere più pensieri per la testa in un instante, che secondi di vita alle spalle. Mi piace descrivermi in cinque parole: gatti, nuvole, tramonti, poesie, montagne. Sono dunque una gattara accanita, amante delle meraviglie del creato e di quello squarcio di beatitudine concesso all’uomo chiamato comunemente letteratura. Posso annoverare fra i miei consumi culturali i social networks, dei quali Instagram è il mio preferito, le serie tv, con Game of Thrones che rimane indiscussa al primo posto, la moda, la fotografia e l’arte. Studio per divenire insegnante: ho scoperto che essere secchiona e interessarsi agli altri sono due aspetti che ben si conciliano in questo mestiere. Sono fin troppo critica e, per ben sopravvivere, a mia volta necessito di critiche, che siano sincere e costruttive. Da queste cerco sempre di ripartire, gettandomi nelle più svariate occasioni per cogliere sempre qualche nuovo aspetto di me e del mio mondo; “Ape furibonda” è certamente una di queste.
Mi chiamo Giulia. Se mi fosse chiesto di descrivermi con un profumo sicuramente risponderei pane caldo, al timo; credo e spero di avere le qualità che mi fanno tanto amare il pane appena sfornato: buono, genuino, accogliente. Ma imbroglierei se cercassi di nascondere quella nota di timo che in egual misura mi caratterizza: aromatica, pur sempre naturale, ma più pungente, più forte, più “da piccole dosi”. C’è chi mi definisce meditativa e chi spumeggiante; io, senza pretese di totalità, mi trovo a mio agio nella fluidità della mezza misura. Mi nutro di libri (meno di quel che professo), musica di generi mal abbinati, riflessioni e paranoie, anguria e zucca. Ho sempre le mani in pasta; non solo perché dal mio forno escono continuamente torte e biscotti, ma anche perché proprio non riesco a stare con le mani in mano: sempre in movimento e in continua evoluzione, con una direzione, si spera.
