Quella che per anni è stata solo un’idea nella mia mente nel settembre 2018 ha finalmente preso forma: percorrere un tratto del Cammino di Santiago.
Ed è così che all’alba di giovedì 13 settembre 2018, in compagnia di mio papà, ho salutato l’Italia alla volta della Spagna, con la mente piena di aspettative ed entusiasmo e le gambe pronte a macinare chilometri. In totale ne abbiamo macinati ben 117, organizzati nel peggiore dei modi (quindi non seguite il nostro esempio): 23 km il primo giorno (da Sarrìa a Porto Marin), 25 km il secondo (da Porto Marin a Palas de Rei), 28 km il terzo (da Palas de Rei ad Arzùa) e 41 km l’ultimo giorno (da Arzùa alla tanto agognata Santiago).
Nello scrivere questo articolo mi ritrovo trasportata nel passato, a quei giorni, e sorrido: è stata un’esperienza breve ma intensa, che ricorderò sempre con piacere e con soddisfazione. Mi ha permesso di scoprire o confermare tante cose: che la fatica può essere gestita e fortifica, che con un sorriso sulle labbra e un cuore grato è tutto più facile e più bello, che con occhi pronti a stupirsi si può scovare bellezza in ogni angolo, che le persone non sono così chiuse e misantrope come si dice.
Infatti, durante questi brevi quattro giorni ho potuto conoscere moltissime persone, provenienti da tutto il mondo, mosse dalle più svariate motivazioni (religiose, sportive, di svago, di scoperta di sé), ma tutte accomunate da una grande e calda empatia e filantropia. Questi piacevoli incontri hanno trovato come cornice un ricco e vario paesaggio: accanto a zone più artificiali e toccate dalla presenza umana si stagliavano invece scorci completamente naturali, rustici, rurali, genuini (molto più verdi di quanto immaginassi, a tratti “scozzesi”). Sono tanti i dettagli che potrei citare, ora mi sovvengono quelli che mi sono rimasti più cari: la campagna inondata di luce e nebbia all’alba, il bosco di eucalipti con i loro tronchi biancastri e slanciati, il fiumiciattolo di acqua gelida e cristallina che ha dato sollievo alle mie gambe distrutte da un’intera giornata di salite e discese.
Ricordo ovviamente con grande soddisfazione anche l’arrivo a Santiago: dopo 4 chilometri spesi solo per attraversare la città (perché sì, ahimè, l’ingresso in città è dalla parte opposta della meta) vedere la cattedrale stagliarsi in tutta la sua imponenza su un cielo che imbruniva mi ha riempito di gioia e soddisfazione. Lì ho capito che quell’esperienza, per quanto breve, mi aveva davvero arricchito e reso felice. Lì ho capito che ero stata proprio fortunata ad aver avuto le possibilità per le quali quell’idea a lungo rimasta solo nella mia testa in quel momento era diventata realtà.
Giulia
