IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D’AMORE

Nelle pagine di questo libro Luis Sepúlveda introduce al lettore la figura di Antonio José Bolívar Proaño, un vecchio ex colono bianco stanziatosi stabilmente nel piccolo paesino sudamericano di El Idilio. Nel corso della narrazione scopriamo il passato di Antonio: dopo anni trascorsi a San José con la moglie, la coppia si traferisce a El Idilio, in cerca di un luogo più calmo che possa aiutarli a concepire un figlio. Poco dopo però la donna muore e Antonio inizia a vivere con gli shuar, la popolazione indigena che gli insegna a vivere in armonia con la foresta. Tuttavia, proprio per una mancanza di rispetto nei confronti della foresta, a causa di un errore durante una battuta di caccia, l’uomo viene esiliato dalla tribù. Di lui sappiamo che è appassionato di lettura e in particolare di romanzi d’amore e che, ormai in tarda età, viene incaricato di uccidere una femmina di tigrillo, un felino diventato molto pericoloso e aggressivo a causa del dolore per l’ingiusta uccisione dei suoi cuccioli ad opera di alcuni gringos.

La narrazione trova sfondo in un’ambientazione che si tinge di tinte esotiche e oniriche. La foresta viene descritta come un luogo selvaggio ma al contempo armonico, ordinato da leggi naturali. Tale equilibrio rischia di essere rotto proprio dall’invadenza dei coloni che non comprendono il delicato modo degli shuar di abitare la foresta.

Antonio José Bolívar Proaño impara invece a vivere entro questa armonia e, proprio in virtù di questa sensibilità (alimentata e arricchita probabilmente dalle molte pagine d’amore lette), è in grado di prevedere i comportamenti e le emozioni del tigrillo e dunque di affrontarlo.

Il rapporto tra Antonio e il tigrillo, a tratti simile a quello tra i protagonisti de “Il vecchio e il mare” o a quello tra Stefano Roi e il colombre nel racconto di Dino Buzzati, si basa su equilibri complessi, su legami misteriosi e impliciti, su un’intensa opposizione intrisa di un profondo rispetto.

Sepúlveda introduce gradualmente il lettore in questo mondo onirico ora in pericolo e la conclusione del romanzo conferma la fragilità dell’armonia naturale e come l’uomo, per avidità o insensibilità, spesso si trovi a corromperla inutilmente.

Giulia

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