“Resuscitare” di Christian Bobin

Resuscitare è un libro solo apparentemente facile; può trarre in inganno la natura frammentaria della sua stesura che rende possibile una lettura incostante e dilatata nel tempo senza la triste conseguenza di “perdere il filo”, tuttavia ogni parola è pregna di significato e ogni riga sarebbe degna di almeno un’ora di riflessione.

Accingendomi a scrivere questo articolo su Resuscitare ho pensato che l’incipit ideale sarebbe stato spiegarne il contenuto ma, scrivendo, mi rendo conto che non è affatto facile individuare il fil rouge che lega le pagine di questo libro.

Il modo più naturale di aprire è usare le parole che in realtà Bobin usa per chiudere, le parole dell’ultima pagina del suo libro: “Non crediate che io sia buono, saggio o persino intelligente, credete solo a ciò che ho visto perchè l’ho visto davvero.” Forse è davvero “semplicemente” questo il contenuto del libro: le riflessioni di un uomo che ha guardato la vita e ha fissato sulla pagina la sua percezione del mondo. Egli armonizza ricordi del suo vissuto personale e riflessioni più universali sulla vita. Molto frequenti sono i riferimenti alla morte del padre  (nelle sue pagine scrive: “Il gelo della pietra mi parlava dell’assenza definitiva di mio padre e il calore del sole mi parlava della dolcezza sempre operosa della sua anima.”) accompagnati da pensieri più ampi sull’uomo e la sua vita, come “Ogni incontro è per me causa di sofferenza, o perchè ha luogo solo in apparenza, o perchè si svolge realmente e allora è la nudità del volto altrui che mi brucia quanto una fiamma.”

Consiglio questa lettura a tutti coloro che non hanno fretta, a tutti coloro che hanno il tempo e la voglia di mettersi in discussione per scoprire la drammatica bellezza della vita.

Giulia

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