“Cento sonetti d’amore” di Pablo Neruda

Nell’ottobre 1959 Pablo Neruda dedica cento sonetti alla donna amata, Matilde Urratia. Egli definisce le sue composizioni “sonetti di legno”  e li affida alla donna, affinchè sia lei a dare loro vita.

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L’amata è sempre inscindibilmente legata al mondo naturale, il suo nome è “di pianta o di pietra, o di vino” (Sonetto I)  e nel Sonetto XVI ella è paragonata ad un pezzo di terra amato, i suoi occhi a costellazioni infinite e la sua bocca al sole.

Da questi e molti altri sonetti appare evidente come per il poeta la donna sia la porta di accesso verso il mondo, amando  lei egli può unirsi al mondo. L’amore è una forza vivace che accende il cosmo e la donna ne è il mezzo e la rappresentazione. Ella è solo una parte della creazione ma il suo essere parte è espressione della totalità della vitalità del mondo.

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L’amore per Matilde è pervaso da spontaneità e naturalezza e non può essere spiegato, come non può essere spiegato il senso di attrazione e coivolgimento che il poeta prova verso il cosmo e la natura. Nel Sonetto XVII Neruda, rivolgendosi alla sua musa, scrive infatti: “T’amo senza sapere come, né quando né da dove, t’amo direttamente senza problemi né orgoglio: così ti amo perchè non so amare altrimenti.”

Ogni sonetto comunica il medesimo leitmotiv: un amore appassionato ed un’intensa ed onirica celebrazione del cosmo a cui si può accedere solo tramite l’amore stesso.

Giulia

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