“Il faro delle orche” è un film drammatico argentino ambientato in Patagonia. I protagonisti sono Beto, guardiano di una riserva naturale abitata da un gruppo di orche, e Lola, una donna spagnola che intraprende il lungo viaggio verso la riserva nella speranza che una terapia con le orche possa essere d’aiuto a suo figlio Tristan, un bambino di 10 anni con una forma di autismo che lo porta a non esprimere le sue emozioni.

L’intuizione di Lola viene confermata, infatti, dopo alcune reticenze iniziali, Beto accetta di collaborare e la terapia porta grande giovamento a Tristan, che dimostra empatia nei confronti delle orche.

Trovo che questo film abbia alcuni punti di debolezza, tra cui la prevedibilità della trama e la rappresentazione non approfondita dell’autismo, ma anche grandi punti di forza: la trama prevedibile è in realtà smossa da un finale imprevisto e la mancanza di accuratezza “scientifica” nel rappresentare il disturbo è compensata da un’intensa carica emotiva, che mette in contatto con i personaggi e fa gioire dei loro successi.

Ho trovato questo film interessante anche per il fatto che sia ispirato a una storia vera. Roberto Bubas è infatti un guardiafauna argentino che nuota insieme alle orche selvatiche e le attira suonando l’armonica; egli combatte contro la messa in cattività di questa specie.
Last but not the least, i paesaggi mostrati sono incantevoli e le inquadrature mostrano il lato selvaggio e autentico della Patagonia.
Se vi ho convinti…buona visione!
Giulia
