“Una barca nel bosco” non è il libro che mi aspettavo che fosse. L’ho pescato dalla libreria con l’esclamazione che penso sia stata sulla bocca di tutti in questi giorni di quarantena – “beh dai, questo non l’ho ancora letto” – e credevo di essermi imbattuta in un libro leggero, scanzonato e allegro. Ma, purtroppo o per fortuna, non è stato così.
La Mastrocola racconta la storia di Gaspare Torrente, un ragazzino di 14 anni di un’imprecisata isoletta del sud Italia che si trasferisce a Torino con la madre, mentre il padre pescatore rimane al sud, per poter continuare a studiare e valorizzare il suo talento.
A Torino le cose però non vanno come si sperava: Gaspare fatica ad inserirsi tra i compagni, il suo zelo a scuola diventa una macchia, il suo stato sociale non corrisponde a quello della classe. Egli reagisce facendosi assorbire da questo nuovo mondo e perdendo un po’ sé stesso, dando così anche dispiacere alla madre che non vede ricompensati i suoi sacrifici economici ed emotivi. Tra i due vige un’incomprensione reciproca, che inizialmente fa sorridere ma che col tempo rivela il suo lato drammatico.
È proprio questo a rendere inaspettato il contenuto di questo libro, quello che sembra essere un comune racconto di formazione non giunge al suo compimento ma appare forse più come un racconto di “deformazione” in cui il protagonista, avulso dal mondo comune, si rifugia in sè stesso in un modo inizialmente innocente ma che finisce per alienarlo dal mondo reale.
Consiglio questo libro a chi vuole farsi provocare, a chi vuole chiedersi fin dove abbia potere la scelta personale, a chi pensa che dire cosa si prova sin da subito eviterebbe molta sofferenza.
Buona lettura!
Giulia
