“Montedidio” di Erri de Luca

Montedidio è un quartiere di Napoli ed è anche lo sfondo delle vicende di un ragazzino di 13 anni -di cui non sapremo mai il nome- che annota su una pergamena i fatti e gli incontri che lo conducono verso l’età adulta.

Sebbene egli provenga da una famiglia molto povera, suo padre insiste affinchè studi fino alla quinta elementare, imparando l’italiano –la lingua quieta che se ne sta buona dentro i libri- e non soltanto il dialetto napoletano. Finiti gli studi il ragazzo va a bottega da mast’Errico e lì incontra Rafaniello, un misterioso calzolaio ebreo proveniente dal nord Europa che, diretto a Gerusalemme, si è trovato a prestare il suo servizio in un “monte di Dio” diverso da quello previsto; nel quartiere infatti egli ripara gratuitamente le scarpe di tutti i puverielli.

Allo scoccare dei 13 anni il protagonista non si affaccia solo al mondo del lavoro, ma anche a quello dell’amore. “Senza che l’avesse desiderato” -come lui stesso dice- Maria, una ragazzina cresciuta troppo in fretta che abita nel suo stesso palazzo, si affeziona a lui e lo introduce precocemente nel mondo dell’amore e del sesso.

Il fil rouge di tutta la narrazione è un bumeràn, regalatogli dal padre, che il ragazzino custodisce gelosamente e non lancia mai, limitandosi a simularne l’azione e a sentire le vibrazioni del legno. Tali vibrazioni diventano sempre più forti tanto più il ragazzo, tramite gioia e dolore, scopre l’energia e la forza che la vita adulta richiede. Alla fine del racconto, non ancora quattordicenne, il ragazzo scaglia il boomerang: Montedidio gli ha chiesto di crescere molto in fretta.

Fa da sfondo a queste vicende, narrate in discorso indiretto dallo stesso protagonista, la città di Napoli e in particolare in quartiere di Montedidio, così povero e vitale, caotico e trasparente, corrotto e ricco di speranza.

Ho divorato questo libro in un pomeriggio (complici le sole 140 pagine), completamente irretita dall’atmosfera al contempo così terrena e così onirica dipinta dalla narrazione. Il protagonista chiama all’empatia e all’immedesimazione ma mai alla pietà. Egli, e come lui tutti gli altri abitanti di Montedidio, hanno imparato a vivere in un mondo difficile e talvolta ingiusto o ribellandosi all’ingiustizia, come fa Maria contro il padrone di casa che abusa di lei, o accogliendo con pazienza la difficoltà, come Rafaniello che, nell’attesa di arrivare alla vera Gerusalemme, dona tutto sè stesso al “Monte di Dio” in cui è capitato per caso. Il libro trasmette una vitalità unica; non è una vitalità facile, leggera e spensierata, è una vitalità che deve sempre guardare avanti e non farsi abbattere da nulla; una forza vitale che, nonostante i duri colpi, vibra sempre più forte come il legno del boomerang che un giorno, improvvisamente, vola.

Giulia

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