Il Vittoriale degli Italiani

Proprio ieri, in un uggioso pomeriggio di luglio, ho potuto visitare un luogo che difficilmente potrà essere rimosso dalla mia memoria: il Vittoriale degli Italiani. Per il suo fascino senza tempo e la sua sospesa atmosfera storico-intellettuale costituisce una meta obbligata per chiunque sia anche solo in piccola parte interessato alla cultura novecentesca.

Il Vittoriale: cos’è, dove si trova e come si visita

Il Vittoriale si trova a Gardone Riviera, in provincia di Brescia, nella parte più a sud della sponda occidentale del Lago di Garda. Fu desiderato e abitato, così come noi oggi lo vediamo, da Gabriele D’Annunzio negli ultimi anni della sua vita, come dimora che coniugasse spazio per la natura, ricordo di imprese belliche, echi di classicismo e laboratori di pregevole creazione letteraria.

La visita completa all’intero complesso del Vittoriale dura circa tre ore, e comprende il percorso all’interno dei singolari giardini, l’entrata nei musei e il tour guidato all’interno dell’abitazione di D’Annunzio, da lui chiamata “Prioria”, ossia casa del prior (“capo”, “guida”, letteralmente “colui che sta avanti, per primo”).

Il parco e i suoi quattro maggiori punti d’interesse

I giardini sono un mirabile esempio di museo a cielo aperto: si sviluppano sia orizzontalmente che verticalmente, in percorsi prestabiliti simili a stradine tortuose che conducono inaspettatamente a statue, opere d’arte, fontane, piazzette, terrazze, roseti e frutteti. La vegetazione è costituita essenzialmente da ulivi e cipressi, che come fedeli compagni conducono il visitatore ad almeno quattro luoghi topici all’interno del parco.

  1. Il primo, che è anche quello situato più in alto, è il maestoso mausoleo in marmo che ospita al suo interno un tributo ai caduti nell’impresa fiumana e sulla sommità la sepoltura di Gabriele D’Annunzio.
  2. Il secondo, poco più in basso, è la struttura che contiene il MAS, motoscafo da guerra con il quale il poeta, nel 1918, compì un’impresa contro gli austriaci che prese il nome di Beffa di Buccari.
  3. Il terzo, che a mio parere è quello più straordinariamente suggestivo, collocato ancora più in basso, è il sito sul pendio in cui nel 1923 fu letteralmente incastonata nella collina la prua della nave Puglia, donata a D’Annunzio dalla Marina e teatro di eroiche imprese militari presso Spalato.
  4. Il quarto, infine, nella parte più bassa, è il meraviglioso anfiteatro all’aperto in stile greco, che si affaccia direttamente sull’incantevole Lago di Garda.
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1. Il Mausoleo: vista su ulivi e cipressi del parco
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2. Il MAS (che sta per Motoscafo Armato Silurante ma che D’Annunzio chiamava “Memento Audere Semper”) della Beffa di Buccari
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3. La prua della Regia Nave Puglia, simbolicamente rivolta verso l’Adriatico e la Dalmazia
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4. L’anfiteatro

La Prioria

Infine, la parte più interessante è quella dedicata alla visita della casa di D’Annunzio che, insieme ai due musei a lui dedicati (intitolati “D’Annunzio segreto” e “D’Annunzio eroe”), offre uno spaccato eccezionale sulla vita, le imprese, le opere, le abitudini e i modi di pensare di un personaggio fra i più sfaccettati e contraddittori del panorama storico-letterario del Novecento italiano.

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Ingresso alla Prioria

Purtroppo all’interno di questi ambienti non si potevano scattare fotografie, ma le immagini delle numerosissime stanze della Prioria sono ben stampate nella mia memoria: la casa si sviluppa in una serie di locali piuttosto bui e angusti, particolarissimi, colmi di oggettistica, di libri e di statue, rimasti da decenni uguali a come erano quando D’Annunzio vi abitava. E’ impossibile elencare ogni singola chicca che questo luogo riesce ad offrire, ma per averne un’idea è necessario immaginarlo come una chiesa, un luogo sacro (per la presenza di vetrate, confessionali riadattati e pesanti drappeggi) a cui sono state aggiunte statue e bassorilievi greci, immense librerie a muro e cimeli di ogni epoca e parte del mondo. Ci sono la stanza della musica, la stanza da letto (che ospita sullo stipite all’ingresso la scritta “Genio et voluptate”), lo studio creativo-letterario (in cui si entra attraverso una minuscola porticina per “inchinarsi all’arte” dell’ “operaio della parola”); vi sono anche, sorprendentemente, una camera funebre, con un tetro lettuccio, oggetti ecclesiastici e pelli di leopardo (creata, forse, per spogliare la morte della sua astratta incertezza), il “corridoio della via crucis” e una stanza dedicata al Sacro, con oggetti di culto di ogni religione, altari e simboli di quella che per il poeta in realtà era l’unica vera fede: la venerazione del rischio, del patriottismo esasperato, dell’interventismo, simboleggiata da un volante distrutto in un’impresa bellica.

Il Notturno

Per concludere degnamente la visita ho deciso di acquistare, come ricordo di questo luogo eccezionale, una copia del “Notturno” di D’Annunzio. Si tratta di un’opera in prosa lirica che il poeta compose mestamente dopo essere rimasto temporaneamente cieco a causa di un incidente aereo. Mi riporta alla mente il D’Annunzio che ho conosciuto al Vittoriale: attempato e fotofobico, ritirato nelle buie stanze del Vittoriale per gli ultimi anni della sua vita, teso tra la gloria del passato eroico e la consapevolezza di un presente in cui superomismo e autoaffermazione possono valere solo in moderata misura.

Chiara

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