Piccole donne: il film

Sono passati ormai parecchi mesi dall’uscita dell’ultimo adattamento cinematografico del celebre romanzo di Louisa May Alcott, ma ne parlo solo adesso perché ho avuto la fortuna di vederlo non molto tempo fa, in una fresca serata di agosto, proiettato sul maxischermo del cinema all’aperto. Sicuramente l’atmosfera ha fatto la sua parte, e quindi non posso fare a meno di dire che ho apprezzato tantissimo questo film, tanto che lo riguarderei davvero volentieri (e sono una persona che non rivede film né rilegge libri, nemmeno sotto tortura).

Non vi so dire quanto questa pellicola si discosti dal libro né tantomeno quanto abbia tratto dai precedenti adattamenti cinematografici, perché sono una completa neofita nel campo: “Piccole donne” e “Piccole donne crescono”, infatti, giacciono intonsi da almeno quindici anni nella mia libreria, ignorati da una lettrice che sin da bambina ha sempre dato precedenza a titoli come “L’isola del tesoro” o “Le cronache di Narnia”.

La storia delle quattro sorelle March è meravigliosamente coinvolgente: non è una noiosa narrazione della vita femminile di fine ottocento, ma piuttosto un turbine di emozioni, fra cui spiccano l’affetto tra sorelle, i primi amori, i legami coniugali, la sofferenza, le passioni, il contrasto fra il proprio mondo interiore e i dettami della società.

Il film ha un ritmo incalzante ma mai frenetico, sostenuto dalla scelta della regista di operare continui salti temporali (curiosamente, le immagini del passato hanno colori caldi, mentre quelle del presente mostrano bassa saturazione e toni grigiastri). Alcuni dialoghi molto sentiti rallentano la narrazione, e aiutano lo spettatore a riconoscersi ancora di più nell’uno o nell’altro personaggio. Molto coinvolgente è il legame fra Jo (interpretata magistralmente da Saoirse Ronan), aspirante scrittrice dall’animo ribelle, e Laurie (Timothée Chalamet): sicuramente fra gli attori c’è un’intesa palpabilissima, che ne rende le interpretazioni ancor più ricche di trasporto.

In generale, il cast è pazzesco: Emma Watson, nel ruolo di Meg, sorella maggiore, concretizza in gesti e sguardi la pacatezza e l’istinto materno che contraddistinguono il suo personaggio; Laura Dern è la saggia madre delle quattro sorelle; Maryl Streep è la divertentissima zia March; Florence Pug, che non conoscevo, si cala alla perfezione nel ruolo di Amy, conferendo profondità ad un personaggio solo apparentemente frivolo e insipido.

Da ultimo, non può mancare la menzione d’onore per i costumi, che hanno portato il film a guadagnarsi l’ambito premio Oscar: la scelta è stata quella di reinterpretare lo stile dell’epoca aggiungendo tocchi di colore o dettagli particolari, al fine di rendere gli abiti desiderabili per tutte le fanciulle che sognano romanticamente di vivere in quell’epoca fra balli, fronzoli, atmosfera campestre e appassionate dichiarazioni d’amore.

Chiara

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