
“Memorie d’una ragazza perbene” è il primo volume, diviso a sua volta in quattro parti, di tre libri che ripercorrono la biografia di Simone de Beauvoir. In questo testo, l’autrice racconta la sua vita con una precisione e una capacità di autoanalisi disarmanti, dalla nascita sino agli anni dell’università, lasciandosi aiutare dai suoi diari e dalla corrispondenza scambiata con i suoi affetti più importanti.
Non lo nego: è una lettura sicuramente non semplice, per la prolissità dei contenuti e per (ahimé) i caratteri troppo piccoli con cui è stampata la più diffusa edizione Einaudi. Eppure, mi sento di dire che si tratta di un libro che consiglio, per diversi motivi:
- Simone de Beauvoir è una figura molto importante nel panorama filosofico europeo del Novecento, in relazione specialmente alla sua impronta prettamente femminista e al suo legame particolare con Jean Paul Sartre. E’ particolarmente emozionante immergersi in questa atmosfera culturale e sognare di poter discorrere e dibattere con personaggi tanto profondamente interessanti quanto quelli descritti dall’autrice.
- L’ambientazione parigina condisce anche le pagine meno leggere con un clima sognante e sospeso: i caffé, i boulevard, la Sorbona. Che meraviglia!
- I continui riferimenti letterari ai più disparati autori (più o meno famosi) che hanno formato la cultura della de Beauvoir rendono il racconto autobiografico una sorta di richiamo attraverso i secoli a milioni di vite, vicende, meditazioni che hanno interessato l’uomo europeo degli ultimi secoli. In questo modo, è possibile uscire da questa lettura profondamente arricchiti, in tutti i sensi.
Personalmente, sono rimasta molto colpita dai diversi processi attraversati da Simone durante la sua crescita, in particolare quello che ha interessato il rapporto con la fede. Con parole potentissime, l’autrice descrive il passaggio dal suo smodato misticismo al totale scetticismo e ateismo, dando forma alla sua personale lettura della “morte di Dio”. Oltre a questo, molti sono i pilastri della società dell’epoca con cui la ragazza ha dovuto confrontarsi in diverse fasi della sua vita (il ruolo della donna, il matrimonio, i valori dell’alta borghesia dell’epoca), ed è appassionante seguire la maturazione di una giovane donna alle prese con le grandi domande che, in un modo o in un altro, toccano tutti noi.
Infine, un ultimo appunto: se personalmente ho faticato a riconoscermi nella persona di Simone, mi sono piuttosto sentita profondamente attratta dalla figura di Zazà, l’amica di una vita. E’ impossibile descrivere a parole la sua sensibilità, il suo modo di dar luce ai travagli interiori, la sua leggerezza. Anche solo per scoprire questa rara personalità, insieme al rapporto che l’ha legata all’autrice, non posso far altro che consigliarvi nuovamente, in ultima battuta, questa stimolante lettura.
Chiara
