Sopravvivere al lockdown da studente

È ormai da quasi un anno che la vita di noi studenti è stata messa sottosopra da un giorno all’altro. Se alle prime settimane questa novità poteva sembrare quasi un’opportunità per rilassarsi e spendere un po’ meno soldi in abbonamenti del treno, penso di parlare a nome di tutti nel dire che ora ne siamo tutti estremamente saturi.

Credo che sottosopra sia la parola più adatta per descrivere ciò che gli studenti hanno sperimentato in questi mesi: non solo sono state “ribaltate” le loro routine e abitudini, ma anche la loro percezione della realtà si è modificata ed è stata alterata da uno schermo che ha assunto spesso il ruolo totalizzante di unica finestra sul mondo.

Non sono persuasa dai vacillanti buonismi che vedono un seme di bontà e crescita in questa situazione, ciò poteva valere forse per i primi tempi, ma ora l’unico sentimento comprensibile – a mio avviso, ovviamente – è un vivido e disperato bisogno di tornare alla straordinaria ordinarietà.

Questo però non vuole essere un articolo di lamentele caustico e disfattista; vorrei anzi che sia il mezzo per condividere con voi alcuni trucchetti e buone abitudini che mi hanno aiutata a vivere al meglio questi tempi difficili.

Tip n°1: alzarsi in fretta

La prima buona abitudine che sento di consigliarvi è di non passare troppo tempo nel letto dal momento del risveglio al momento in cui effettivamente uscite dalle coperte. Ho notato personalmente grandi benefici dal puntare una sveglia e in massimo 15-20 minuti alzarmi dal letto. Prima – shame on me – poteva passare anche un’ora prima che mi decidessi finalmente a iniziare la mia giornata e quello stazionare nel letto imprimeva un marchio indelebile a tutta la giornata, che proseguiva il mondo pesante e lento, come era stato il mio risveglio. Iniziare invece con energia e freschezza porta a conseguenze opposte, e sicuramente più sane e fruttuose.

Tip n°2: fare una passeggiata mattutina

Una delle sofferenze maggiori della mia esperienza di lockdown è la percezione di perdere il contatto con il mondo reale, di vivere in una bolla parallela rispetto alla vita che scorre là fuori, oltre le quattro mura di casa e oltre lo schermo del pc, attraverso il quale sto vivendo tutte le mie esperienze di studio, lavoro e socialità.

Su questo fronte mi ha aiutato molto la buona abitudine di uscire a fare una camminata appena sveglia, come prima azione della giornata. Non serve percorrere una maratona (anche perché, diciamocelo, il clima di gennaio non è dei più accoglienti), ma anche solo 15 minuti sono sufficienti per sperimentare quel bramato contatto con il mondo reale: l’aria fresca nei polmoni, le gambe che si muovono, la terra sotto i piedi.

Sarà anche molto utile perché ci obbliga a togliere il pigiama, a mettere quantomeno una tuta, a pettinarci i capelli: tutte cose che influiranno positivamente sul benessere e la produttività di tutta la giornata.

Tip n°3: suddividere i momenti della giornata

Prima del lockdown il mio studio era basato sul sano principio quality not quantity. Avendo una commissione da svolgere alla mattina, una visita alla nonna dopo pranzo e un aperitivo alla sera le ore che rimanevano a disposizione per lo studio erano oggettivamente meno, ma estremamente efficaci. Da una parte il sapere di avere poco tempo e che ciò era conseguenza delle mie scelte, e dunque una mia responsabilità, aumentava la mia produttività; dall’altra le molte altre attività vissute durante la giornata mi portavano una gratificazione capace di stimolarmi a dare il meglio anche quando mi trovavo di fronte ai miei doveri.

Questo circolo virtuoso è ovviamente venuto a mancare nel momento in cui il lockdown ha uniformato tutte le mie giornate ed ogni fase di esse. Per un periodo sono stata assorbita e annullata da questa vaghezza ed indeterminatezza, ma ne ho sin da subito colto gli influssi negativi sul mio umore e sul mio benessere.

Ho così deciso di ricrearmi uno schema giornaliero che distingua i momenti di dovere da quelli di piacere; dal mattino fino alle 16 studio, dopo le 16 i libri tornano nell’armadio e mi dedico ad attività rilassanti e piacevoli: guardare un film, cucinare una torta, leggere un libro, scrivere questo stesso articolo.

Questa sana abitudine mi ha portato, sebbene in modo diverso e minore, a vivere meglio ogni momento delle mie giornate. Quando devo studiare so di dover far fruttare al meglio quel tempo e so che dopo verrò ripagata dei miei sforzi da attività edificanti; quando mi dedico allo svago riesco a vivere quei momenti a pieno, senza un pensiero silenzioso ma pungente che insinua che dovrei invece studiare. Ogni attività ha il suo momento e quindi lo può occupare a pieno. E anche io posso occupare a pieno quel tempo, quella circostanza, stando nel qui e ora.

Bene, questi sono i miei tre consigli per vivere meglio questo periodo di prova, fatemi sapere se valgono anche per voi e suggeritemene altri! Collaborare, consolarci e consigliarci è forse la cosa più utile che possiamo fare.

Giulia

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