The Invention of Lying

The Invention of Lying è un film del 2009 scritto e diretto da Ricky Gervais, che interpreta anche il protagonista della pellicola, Mark Bellison.

La storia è ambientata in un mondo irreale in cui non esiste la menzogna. Ciò ha due implicazioni principali: le persone sono sempre oneste le une con le altre, anche al limite della maleducazione, e qualsiasi cosa che venga detta, per quanto totalmente assurda, è assunta come vera dalle altre persone proprio perché non esiste il concetto di non-vero.

Le cose però cambiano quando Mark Bellison, uno sceneggiatore che riscuote poco successo sia sul lavoro che in amore, scopre di essere in grado di dire cose non-vere, cioè di mentire.

Inizialmente egli utilizza questo strano “potere” per piccole comodità quotidiane. La situazione si complica quando, sul letto di morte della madre, per rassicurarla riguardo alle sue paure sul nulla eterno, le dice che in realtà esiste un una vita dopo la morte, con un “signore nel cielo” che si prende cura di tutti.

La madre muore effettivamente felice e sollevata, ma anche i medici presenti nella stanza d’ospedale sentono quelle parole e, non conoscendo il concetto di invenzione, rimangono sconvolti da quella rivelazione radicale e ne parlano a tutti, tanto che presto diventa una questione a livello mondiale.

Inizialmente Mark è sconvolto dalle conseguenze della sua azione e sfugge a tutte le persone che lo perseguitano chiedendogli informazioni in più riguardo a questo “man in the sky”.

Alla fine egli accetta di parlare e, pensando di agire per il bene delle persone, alimenta questa credenza di un padre onnipotente che ama e protegge ciascun essere umano, soddisfacendo così le domande delle persone che si sentono rincuorati e serene.

Mark si troverà poi ad ammettere la verità solo ad Anna, la donna di cui è innamorato e che non vuole trarre a sé con l’inganno ma con la verità.

Il film pone due grosse questioni. La prima riguarda l’assurdità di un mondo privo di menzogna che, anche se solitamente viene percepita con un’accezione negativa, risulta in realtà essere una protezione con cui l’individuo può tutelare la propria intimità e sfera personale.

La seconda questione sensibilizzerà probabilmente più il pubblico cattolico poiché il “signore nel cielo” di cui parla Mark assomiglia in modo inequivocabile al Dio della fede cristiana, della quale vengono messe in luce anche le controversie e le incertezze.

Questo aspetto è sicuramente reso più provocatorio dal fatto che lo stesso Ricky Gervais si sia dichiarato ateo sin dall’età di 8 anni, ma sia comunque stato capace di portare sullo schermo questioni di tale importanza con un taglio acuto e intelligente.

Consiglio vivamente questo film a chiunque abbia voglia di passare un paio d’ore apparentemente spensierate, ma di trascorrere i giorni successivi a riflettere su quanto visto e su quanto forse non solo la verità abbia valore, ma talvolta anche la menzogna.

Giulia

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