“Halston”, la serie TV

Freschissima uscita su Netflix, la miniserie Halston in soli 5 episodi racconta l’ascesa del famoso stilista americano che ha vestito le più importanti donne dell’epoca, tra cui la first lady Jacqueline Kennedy e Liza Minnelli, famosa attrice e cantante figlia dell’ancora più famosa Judy Garland.

Doveroso disclaimer iniziale: probabilmente questa recensione conterrà qualche piccolo spoiler, ma sinceramente non credo che su un prodotto mediale così breve e su un personaggio la cui vita è nota a molti o facilmente leggibile online si possa parlare davvero di spoiler. La serie stessa non ha come suo cardine le azioni, i fatti, i colpi di scena, ma piuttosto come questi eventi sono vissuti, sentiti, percepiti dal protagonista.

Il cast e la regia della miniserie sono di tutto rispetto. A interpretare Halston c’è Ewan McGregor, famoso sopratutto per aver interpretato Obi-Wan Kenobi nella trilogia prequel di Star Wars, mentre il regista è Ryan Murphy, che ha diretto anche altre note serie TV, tra cui Glee e Ratched.

La carriera dello stilista Roy Halston comincia come disegnatore di cappellini, accessorio che ha iniziato a creare già da bambino per rallegrare la madre rattristata da un matrimonio infelice. E proprio un cappellino è stato il suo trampolino di lancio: suo è infatti l’elegante tamburello indossato da Jacqueline Kennedy all’insediamento alla casa bianca del marito nel 1961.

La serie si concentra sugli anni successivi a questo esordio, nel momento in cui lo sviluppo rapido e inclemente della moda americana e mondiale richiede allo stilista di ampliare la sua gamma di creazioni, includendo anche abbigliamento e profumi.

Nei cinque episodi si susseguono dunque momenti di ascesa e di crisi del suo estro artistico e, di conseguenza, del suo successo personale ed economico; amicizie e rotture; amori e incontri di una notte; ma soprattutto tante feste, droga e smarrimento.

Il vero contenuto della serie è forse proprio questo, raccontare come l’animo creativo e sensibile di un bambino ormai cresciuto che creava accessori per rendere felice la madre abbia fatto dell’estro e dell’eccesso la sua armatura per proteggersi dal mondo esterno e nascondere la sua profonda solitudine.

L’incapacità di fidarsi degli altri e la dipendenza da cocaina portano infatti Halston ad allontanare anche i pochi veri amici fidati e, alla fine, a un declino della sua vita artistica e personale.

Si può senza dubbio dire, citando Oscar Wilde, che la sua sia stata una vita for art’s sake, in cui solo l’arte lo ha davvero capito e gli ha davvero dato lo spazio di esprimersi per quello che era. E solo la sua arte è ciò che gli rimane quando, ormai ritiratosi dalle scene, ripensa alla sua vita passata e tutte le sue creazioni si affollano nella sua mente, in un turbinio di stoffe, disegni e fantasie, ma nessuna persona.

Giulia

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