La nave sepolta è un film del 2021 diretto da Simon Stone che racconta l’importantissimo ritrovamento archeologico di Sutton Hoo, avvenuto nel 1939.
Sutton Hoo è un terreno posseduto dalla signora Pretty che intuisce che i particolari tumuli presenti nella zona nascondono qualcosa. Grazie all’Ipswitch Museum, Pretty ottiene l’aiuto dell’archeologo Basil Brown che ben presto capisce che il sito nasconde un tesoro archeologico di inestimabile importanza: una nave anglosassone del VII secolo utilizzata come urna funeraria.
L’estrema importanza della scoperta attira ben presto le attenzioni del British Museum e un team di esperti archeologi giungono sul sito per proseguire gli scavi che si confermano via via sempre più sorprendenti.
Purtroppo la splendore di questa scoperta è offuscata dall’incombenza della Seconda Guerra mondiale, che sta per iniziare e che avrà pesanti influenze anche sul ritrovamento.

La pellicola colpisce per l’atmosfera sospesa che ne accompagna l’intero svolgimento, in un clima ovattato e tenue come il cielo inglese che le fa da sfondo. Questa sospensione, unita alla trama che si focalizza su pochi snodi fondamentali, lascia spazio ai personaggi, alla loro introspezione e alle loro relazioni.
L’intera narrazione è ambientata in pochi e vicinissimi spazi, come se non servisse nessun effetto speciale in più per rimarcare elementi che già hanno una loro innegabile forza: il ritrovamento di un reperto che ha riscritto la storia inglese del VII secolo e le emozioni e relazioni umane a cui questa scoperta fa da sfondo: passioni, sofferenza, malattia, speranza, amore, disperazione.
Il tutto accade in modo al contempo vorticoso e tenue, smorzato dalla pesantezza del cielo inglese e dall’incombenza della guerra.
Questa capacità del film di portare lo spettatore nell’atmosfera sospesa di Sutton Hoo, dove legami e sentimenti spiccano in contrasto alla quiete del luogo ne costituisce però anche il punto di debolezza. Le sfaccettature dei caratteri e delle relazioni tra i protagonisti, infatti, introdotti e coltivati con raffinatezza e profondità, non godono poi dello sviluppo sperato e restano sospesi in una (ricercata o capitata?) incompiutezza disorientante.
Nonostante ciò, ho apprezzato moltissimo il film e lo consiglio a tutti gli appassionati di arte, storia o anche solo a chiunque apprezzi narrazioni delicate e introspettive, fatte di pochi colpi di scena ma un’interessante lente sull’uomo e sulle sue passioni.
Giulia
