Introspection, una mostra a Tempesta Gallery (MI)

Dopo quasi tre mesi di pausa, Apefuribonda torna con un articolo culturale, perfetto per tutti quegli studenti e lavoratori pendolari che, bazzicando a Milano nelle zone della stazione Cadorna, hanno magari una mezz’ora di tempo perso fra un treno e l’altro da spendere per vedere una mostra d’arte gratuita e interessantissima.

Tempesta Gallery si trova in via Foro Buonaparte 68, a meno di dieci minuti a piedi dalla stazione. E’ uno spazio espositivo nato da poco, nel 2020, guidato da un ragazzo e una ragazza giovanissimi. Sul loro sito (qui, se volete dare un occhiata) si legge che l’obiettivo della galleria è quello di “intraprendere un dialogo diretto, aperto e frontale sui rapporti tra esseri umani, la Natura e i vari ecosistemi socio-culturali”.

Ho scoperto dell’esistenza di questo luogo leggendo il famosissimo blog milanese Conoscounposto, e ho deciso di farci un salto lo scorso venerdì, visto che sapevo di avere un’oretta di tempo libero fra appuntamenti in università e commissioni varie. Mi sono fatta avanti timidamente, suonando il campanello, e sono subito stata accolta dalla gentilezza discreta di Elisa, che mi ha fornito tutti gli strumenti necessari per godermi la mostra attualmente presente in galleria: Introspection di Diana Orving.

Diana Orving (1985) è un’artista svedese, che realizza opere utilizzando tessuti da lei rifiniti, tinti e assemblati ai fini di creare trame ed effetti particolarissimi. Lavora perlopiù con fibre naturali di alta qualità, plasmando vere e proprie sculture e quadri tridimensionali. Per avere un’idea più specifica, vi consiglio di guardare qui il suo profilo Instagram.

In galleria è presente un’opera realizzata appositamente per questa esposizione, Becoming, una grande struttura sospesa che ricorda una placenta, o una sorta di albero della vita. Realizzata in iuta riciclata, non presenta strutture metalliche a sostegno, e domina la stanza conferendole un’aura di mistica austerità. In quest’opera soprattutto (ma poi anche in tutte le altre), la trama fitta o rarefatta delle fibre dei tessuti e la loro pesantezza o leggerezza contribuiscono a creare dei giochi di pieni/vuoti che fanno sembrare le sculture quasi in movimento.

Il tema della maternità è centrale per l’artista, che ha concepito queste opere proprio mentre era in attesa del suo bambino. Ha voluto rendere attraverso l’arte le trasformazioni che percepiva all’interno del suo corpo, creando delle forme che richiamassero contemporaneamente la figura umana e le strutture presenti nei vegetali o negli elementi presenti in natura.

Mi ha sorpreso come effettivamente le opere mi ricordassero al contempo corpi, lembi di pelle, organi, oppure onde del mare, fiori e avviluppamenti di radici e rami. Ciò che non sono riuscita a cogliere, però, è ciò che intende Diana Orving quando sostiene che le sue opere la guardino, come se volessero entrare in comunicazione con lei (interessantissima chicca raccontatami da Elisa in merito al momento in cui l’artista ha installato la propria esposizione). Ecco, questa dimensione dello sguardo è stata per me difficile da intuire… chissà che non si tratti di una prerogativa di colei che queste sculture le ha pensate e plasmate secondo la propria sensibilità.

La mostra è presente fino al 24 febbraio: le opere sono solamente undici, quindi la visita dura pochissimo. La consiglio caldamente! Fatemi sapere se andrete a visitarla.

Chiara

2 pensieri riguardo “Introspection, una mostra a Tempesta Gallery (MI)

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