Nonostante il titolo – a mio avviso un po’ penalizzante – che fa pensare più a un romanzo rosa come tanti altri, L’amore prima di noi di Paola Mastrocola è un libro con un’ambizione forte e ben esplicitata nella nota finale al libro stesso: riscrivere i miti.
Mastrocola nella breve nota racconta la passione che da sempre la lega al mondo del mito e l’importanza che queste narrazioni hanno avuto nella storia dell’uomo, passando dalle labbra prima e dalle penne poi di moltissimi autori.
In quella che lei stessa definisce “una libertà vigilata” l’autrice si cimenta nel difficile compito di riscrivere i miti, nell’intenzione di proporli di nuovo in una versione adatta “per tutti noi”.

L’amore prima di noi è composto da dieci capitoli dedicati ciascuno a un’interpretazione dell’amore (L’amore è fuga, L’amore è sguardo, L’amore è dono e così via) a loro volta suddivisi in sottocapitoli dedicati a un eroe e eroina tragici del mito antico.
Durante la lettura il fatto che non si stia leggendo un mito nel suo senso più classico appare chiaro sin dalle prime pagine, in male e in bene.
Il linguaggio – molto frammentato – appare spesso particolarmente moderno e talvolta stona un po’, se lo si immagina uscire dalla bocca di un’onnipotente divinità.
Uno Zeus che dice “Non devi metterla così” o un’Afrodite che domanda “Ma dimmi un po’...” ci chiedono indubbiamente di avere un’apertura mentale maggiore rispetto a quando ci imbattiamo in un mito classico.
Allo stesso modo talvolta anche i pensieri e i ragionamenti degli dèi di Mastrocola appaiono molto moderni, con la conseguenza che divinità sempre immaginate come irraggiungibili e imperscrutabili anche nella loro volubilità sembrano lasciarsi andare a confidenze e allusioni molto umane e quasi psicologiche.
O almeno questa è stata la mia impressione di fronte a un Ade che, interrogato dal fratello Zeus sul perché voglia in sposa proprio Persefone, pensa “che non era il caso di raccontargli quella storia dell’incompletezza, era solo un sentimento.“
Nonostante questi aspetti che possono sicuramente suscitare qualche perplessità, desidero consigliare questo libro sia perché trovo che l’intenzione alla base della sua scrittura sia molto ambiziosa e meritevole di stima, sia perché, nella modernizzazione di personaggi e storie nati in tempi molto lontani, Mastrocola ha saputo fare emergere sfumature e intepretazioni nuove ed interessanti.
Così, il suo Orfeo si volta indietro intenzionalmente, perché comprende di essere un poeta, di vivere di pensieri e che senza la sua donna-pensiero (sostituita dall’amata tornata in carne ed ossa) la sua arte si sarebbe spenta, il vuoto da cui nasce la vitalità del suo canto si sarebbe riempito.
Allo stesso modo anche la sua Euridice non vuole tornare nel mondo dei vivi; ora che è arrivata dove tutto è nulla, ora che ha imparato a staccarsi dalle cose, non ha intenzione di tornare alla sofferenza, alla morte o al lutto di vedere morire l’amato.

Insomma, L’amore prima di noi è un libro molto particolare, che merita di essere letto proprio per la capacità di essere una voce fuori dal coro, per aver avuto l’audacia di narrare storie raccontate milioni di volte in un modo finalmente radicalmente diverso, con i rischi che ciò porta con sè.
Sicuramente, se vi ho incuriositi e vorrete leggere L’amore prima di noi, vi consiglio di partire con la nota finale, che dà senso a tutto il libro e motiva tutte quelle sfumature che, senza la giusta consapevolezza, potrebbero apparire come semplici stranezze.
Buona lettura!
Giulia
