MAURICE – Il film

Maurice è un film del 1987 diretto da James Ivory e tratto dall’omonimo romanzo di E. M. Forster.

Il film racconta gli anni della giovinezza di Maurice Hall (interpretato da James Wilby) che nel 1909 frequenta l’Università di Cambridge, che sin dalle prime scene appare come un luogo austero in cui gli studenti sono coinvolti in lezioni di letteratura ed etica, durante una delle quali in particolare emerge l’opposizione della scuola – e alle sue spalle dell’intera società – all’amore e alle relazioni omosessuali.
Proprio tra i muri del college fiorisce però la complessa relazione tra Maurice e il compagno Clive Durham (interpretato da Hugh Grant), che supera i confini dell’amicizia e sfocia in quelli dell’amore.
Nonostante l’innegabile complicità e armonia tra i due, Clive non si abbandona mai completamente al sentimento che prova e lo intende in senso solo platonico e, dopo aver assistito al processo per omosessualità di un suo caro amico, viene sopraffatto dalla paura e decide di allontanarsi da Maurice, negando e respingendo il sentimento di amore e cercando di mantenere un’amicizia, che risulta comunque fragile e complessa.
Le vite dei due protagonisti continuano quindi separatamente, con Clive che decide di “dimenticare” la relazione e i suoi sentimenti e Maurice che, pur attraverso prove e dolorosi momenti di opposizione e negazione, accoglie infine la sua natura e trova un suo lieto fine.

Maurice è un film con pregi e difetti. Nella prima parte, anche grazie alla sua lentezza, riesce a fare immergere lo spettatore nelle dinamiche di Cambridge e nel complesso rapporto tra Maurice e Clive. Il legame tra i due è raccontato in modo molto interessante e toccante: anche senza dialoghi espliciti, si coglie perfettamente l’alchimia tra i due, l’iniziale spontaneità di Clive, l’aumento del desiderio, la scelta di tenerlo nel confine “socialmente accettabile” di un amore platonico, fino alla drammaticità dell’allontanamento e della negazione di un sentimento così sincero e puro.


È proprio la complessità del loro amore a far sorgere il grande dubbio che ho su questa storia, cioè il “lieto fine” scelto per Maurice, che trova la felicità in una nuova relazione che risulta però poco credibile, a confronto con la connessione tra anime e la tensione tra Maurice e Clive. Inoltre il nuovo legame di Maurice assume spesso dei tratti disturbanti di ricatto e sfruttamento di momenti di fragilità personale.

Nella sua parte meglio riuscita il film riesce comunque a comunicare con efficacia la complessità della posizione di Maurice e Clive – e come loro di ogni persona omosessuale – in un’Inghilterra in cui, all’inizio del XX secolo, l’omosessualità era ancora considerata illegale. In questo contesto non possiamo che venire coinvolti dai modi in cui i personaggi cercano di vivere questa caratteristica, a volte negandola, a volte accettandola ma con vergogna e infine a volte, pur nel segreto, accogliendola e vivendola. Durante la visione sembra quasi di poter respirare il costante stato di vergogna e negazione che i protagonisti sono costretti e abituati a vivere e di condividerne il turbamento. La struttura della pellicola, dell’ambientazione e dei personaggi porta inevitabilmente a entrare in empatia con loro, fino al punto che anche un personaggio come Clive, che abbandona e fa soffrire il protagonista Maurice, non ha mai generato il mio giudizio o il mio disappunto. La facciata sorridente che costruisce è solo un modo – quello che per lui è stato possibile – per sopravvivere in una società che gli impediva di poter sia proteggere sé stesso e la sua famiglia che vivere con libertà e orgoglio il suo amore.

Vi consiglio di vedere Maurice in una serata tranquilla in cui desiderate immergervi in altri tempi e in un’altra società e in cui vi sentite pronti a empatizzare con i protagonisti, a connettervi con l’intensità e al contempo la pacatezza dei loro sentimenti travolgenti, accolti o negati.

Giulia

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