Perdersi è un libro della scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard, pubblicato nel 1999.
Il libro racconta una storia molto semplice, che per buona parte della narrazione sembra quasi non accadere, uno “slice of life” della vita di Henry e Daisy che, tolti alcuni personaggi secondari, sono praticamente i protagonisti unici della narrazione.
Mr Henry Kent è un uomo di circa 65 anni che, dopo un matrimonio fallito, vive in una barca nella campagna inglese. Pigro e svogliato, non lavora e non ha un’entrata pensionistica su cui contare, approfitta della disponibilità degli amici, passa spesso al pub di paese per una bottiglia di vodka. Tuttavia è al contempo un uomo colto, un grande lettore, apparentemente molto sensibile, in particolare nei confronti delle donne e della loro emotività, ma in realtà subdolo, scaltro e ingannatore.
Sin dalle prime pagine si coglie in lui una doppiezza, che rimane però sempre vaga e non afferrabile. Non afferrabile soprattutto da Daisy, una sceneggiatrice di circa 60 anni che acquista un cottage non lontano dalla barca di Henry.
Proprio al primo arrivo della donna nella nuova casa, Henry rimane stregato da lei, desidera conquistarla – in un modo che sin da subito si delinea dubbio e disturbante – e le si propone come giardiniere, ottenendo il lavoro.
Inizia così una corte serrata, che Daisy inizialmente rifiuta con ferma educazione. Tuttavia, approfittando di alcuni momenti di debolezza della donna, Henry riesce gradualmente – con gesti di cura e un temperamento all’apparenza dolce, paziente e accudente – ad ottenerne prima la sua fiducia e poi il suo amore.
Inizia così una relazione che coinvolge il lettore in un’atmosfera al contempo sospesa e apparentemente innocua, ma anche soffocante e incombente. Tra Daisy e Henry, non accade “nulla”, se non piccole dinamiche di vita quotidiana, ma è proprio attraverso queste che, come un prisma, diventano evidenti il carattere e le intenzioni del protagonista.

Perdersi è un libro coinvolgente che con lucidità e sensibilità riesce ad analizzare in profondità le sfumature della natura umana, calata nella vita di tutti i giorni. Conoscendo Henry e Daisy si conoscono due storie che hanno condotto una donna buona e intelligente ad avere sete di amore e un uomo povero, solo, mai amato a sfruttare e ingannare tutti, compreso sé stesso.
La struttura del libro non è immediata: per buona parte del testo i capitoli sono alternati tra Henry e Daisy; quelli di lui sono scritti in prima persona – e perciò ne conosciamo anche i pensieri più sfuggenti – , quelli di lei in terza persona; alcuni raccontano il passato, altri il presente, altri il passato sottoforma di ricordi dal presente.
Nonostante questa scelta strutturale complessa, la lettura rimane estremamente coinvolgente e lineare, a riprova della abilità e bravura dell’autrice.
Consiglio di leggere Perdersi a tutti gli appassionati di storie lente e quotidiane che, nei racconti dei momenti più semplici, portano il lettore a conoscere i personaggi nella loro complessità e nelle loro sfumature, al punto che si ha la percezione di conoscerli per davvero, come persone in carne ed ossa.
Con estrema eleganza, l’autrice riesce a creare un’atmosfera tesa e minacciosa, senza mai abbandonare una certa sobrietà nella narrazione. Le trame più subdole, i pensieri più bui si sviluppano in un contorno di compostezza e decoro, ad ulteriore conferma della stratificazione dei personaggi di Howard, che invitano il lettore a leggere sempre di più, per capire finalmente cosa li muove.
Giulia
