Febbre è il primo libro di Jonathan Bazzi, autore e attivista che, in quest’opera autobiografica, racconta della scoperta della sua sieropositività.

Come cita il titolo stesso, la malattia di Jonathan si presenta inizialmente come una febbricola: costante, spossante, che non va mai via.
Gradualmente il malessere diventa sempre più invalidante, obbligando Jonathan prima a lasciare il lavoro, a smettere di frequentare gli amici, fino a trovarsi tutto il giorno disteso sul divano senza nemmeno la forza di cucinare o lavarsi.
Iniziano quindi infinite visite per capire cosa ci sia che non va, andando da una superficialità iniziale fino a un accanimento di Jonathan ad essere sottoposto a qualsiasi tipo di test.
Alla fine la risposta arriva dagli esami del sangue: positività al virus HIV. Paradossalmente, la diagnosi non è drammatica per Jonathan: la cosa più importante è avere una risposta.
Tuttavia, questa quiete dura poco e presto uno stato di ansia si riaccende in lui, che continua a voler cercare altre cause al suo malessere.
Proprio in questa dinamica si sviluppa a mio avviso uno degli aspetti più interessanti della narrazione e, attraverso questa, dell’esperienza dell’autore. Una crisi psicologica per cui non ci si sente risolti da una diagnosi, ma ci si fa trascinare da una spirale di dubbi e ricerche mai soddisfatte, se non grazie ad un appropriato percorso di salute mentale e sostegno farmacologico e psichiatrico.
In questo drammatico viaggio verso la scoperta di un nuovo equilibrio è toccante la vicinanza dimostrata sia da Marius, compagno dell’autore, sia dalla madre, donna con una vita difficile alle spalle, che emerge nei capitoli che Jonathan dedica alla sua famiglia, alla sua infanzia e al suo passato.
In un momento di crisi, in cui Jonathan smarrisce temporaneamente sé stesso, la sua identità, il corpo che conosceva e le sue abitudini, le persone a lui care non smettono di stargli vicino e di accompagnarlo fuori dal tunnel.
Febbre è un libro toccante e coinvolgente, opera di un uomo che non ha timore a mettersi a nudo e svelare uno dei periodi più bui della sua vita, in cui la malattia fisica e le difficoltà psichiatriche hanno, temporaneamente, annullato le sue difese e la sua identità.
Scoprendo pagina dopo pagina la sua infanzia da una parte e il percorso di sofferenza e guarigione dall’altra, non si può che entrare in empatia con lui, capire la sua storia, viverla con lui, nella gratitudine che sia stata raccontata.
Giulia
