Un matrimonio all’inglese

Un matrimonio all’inglese è un film del 2008 basato sull’opera teatrale del 1924 Virtù facile di Noël Coward.

Ambientato negli anni ’30 del 1900, racconta la storia d’amore – iniziata con un colpo di fulmine – tra Larita Huntington, una giovane ed emancipata pilota di auto, e John Whittaker, pupillo di una famiglia nobile inglese.
I due si sposano e decidono di tornare in Inghilterra per trascorrere alcune settimane con la famiglia di John: l’austera madre Veronica, le sorelle Hilda e Marion e l’anticonformista padre Jim, tornato insofferente e disilluso dalla Grande Guerra.

Sin da subito si percepisce come la signora Whittaker, e a seguire anche le figlie, mal tollerino la libertà e l’esuberanza della novella sposa, che trova invece degli alleati in Jim, che riconosce in lei una ventata di autenticità rispetto al conformismo della moglie, e nel maggiordomo Furber.

Le incomprensioni e gli ostacoli al benessere della coppia si fanno sempre più intensi, fino a sfociare in una significativa crisi che mette i protagonisti di fronte a scelte forti.

Un matrimonio all’inglese è una commedia molto sagace, che non manca di mettere a tema situazioni e sentimenti delicati e non banali, senza mai abbandonare un taglio leggero e raffinatamente comico.

La recitazione è volutamente intensa, teatrale, a tratti caricaturale. Battute taglienti e costruite a misura, movimenti ampi e drammatici, sentimenti forti ed emozioni contrastanti, sottolineate anche da una regia e fotografia che riescono a rimarcare la teatralità delle situazioni, la fanno da padrone.

Tra i personaggi si alterna chi ha una costruzione più tridimensionale – come Larita, Jim e verso la fine Veronica – e chi invece assolve, proprio come a teatro, una pura funzione di maschera: la ragazza ingenua, la fanciulla squilibrata, il giovane cascamorto.

Il risultato è un equilibro gradevole e mai noioso che appassiona lo spettatore attirandolo con la curiosità di scoprire cosa accadrà, cosa riveleranno di sé i personaggi, se l’apparente ordine perfetto di casa Whittaker inizierà finalmente a scricchiolare svelando la vera natura delle cose e delle persone.

Un punto di debolezza rispetto a questa sagacia sostenuta sta forse proprio nel finale, che rivela una svolta alquanto improbabile e in parte incoerente con la costruzione delle relazioni avvenuta fino a quel momento. Negli ultimi secondi il gioco di equilibri tra i personaggi si confonde, alterando la prospettiva anche su quanto accaduto prima.
Tuttavia, questa “sbavatura”, non modifica il mio giudizio complessivo sulla pellicola, che rimane per la maggior parte dello svolgimento estremamente godibile e coinvolgente, proprio perché sospesa in una comica aura di surrealtà e caricaturalità.

Giulia

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