Il Metodo Kominsky è una serie TV statunitense creata dallo showrunner Chuck Lorre.
Essa racconta scene di vita quotidiana dei due amici di vecchia data Sandy Kominsky (Michael Douglas) e Norman Newlander (Alan Arkin).
A unire i due uomini è una di quelle bizzarre amicizie che solo una sincera e innata predilezione può spiegare; essi hanno infatti caratteri ed attitudini diametralmente opposti.
Sandy è un insegnante di recitazione molto stimato dai suoi alunni per la sua competenza e bravura, ma soprattutto per la sua saggezza e per il suo spontaneo ed innegabile amore per la recitazione. Egli è però anche un eterno fanciullo che nel corso della sua vita è riuscito a vedere fallire tre matrimoni e che ora, superati i settant’anni, spera ancora di conquistare una sua allieva, vedendo in lei la conferma della sua ennesima vittoria sulla vecchiaia incombente.
Il suo inseparabile, quanto opposto, amico è Norman. Egli vanta un matrimonio durato cinquant’anni con l’amatissima moglie Eileen (che viene tristemente a mancare già nel secondo episodio), la fondazione di un’agenzia cinematografica che ha gestito anche la carriera di Sandy, una splendida casa e un guardaroba da sogno pieno di completi eleganti e gemelli da polso.
Quanto il primo ha fatto dell’arte non solo il suo lavoro ma anche il suo stile di vita (Sandy è infatti un uomo appassionato e passionale, a tratti sregolato ma anche molto sensibile e vero), tanto il secondo si nasconde dietro a una dura scorza di severità e sarcasmo, che però nasconde la bontà d’animo che ha alimentato cinquant’anni di felice matrimonio e che guarisce il rapporto problematico con la figlia.
A chi mi chiede di cosa parli questa serie non so dare una risposta chiara e univoca; certo potrei elencare le varie vicissitudini che si susseguono (che sono tante e spesso commoventi o genuinamente divertenti) ma non è la trama il punto focale della serie. Il cuore della questione sono proprio i personaggi, Sandy e Norman, nei cui tratti così caratterizzati ognuno si può rispecchiare, perché ciascuno di noi è un Sandy che, pur in una vita disordinata, ha una passione che gli dà energia e speranza (nel suo caso la recitazione) e ha persone care per il cui bene è pronto a fare ordine nel disordine; e ciascuno di noi è anche un Norman che si tutela dietro a una scorza apparentemente inscalfibile ma che ha a cuore ogni persona della sua vita – dalla figlia, all’amico, all’anziano cameriere che da anni lo serve fedelmente sempre allo stesso tavolo – e al momento opportuno è pronto ad aprire un varco nella sua corazza per compromettersi con l’altro, aiutarlo e dimostragli il suo affetto.
Consiglio sinceramente a tutti di vedere questa serie, molto agibile nella durata (le due stagioni sono composte da 8 episodi di circa 25 minuti) e dolceamara nei contenuti: ad un umorismo brillante ed esilarante (che io definirei british, ma forse l’aggettivo non calza a pennello considerando la produzione statunitense) si affianca un vago senso di malinconia e nostalgia che porta a riflessione sempre profonde ma mai pesanti.
Giulia

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