“Mr Gwyn” di Alessandro Baricco

Tre aggettivi possono descrivere questo libro:

  • Barocco, come del resto ogni altro libro di questo autore;
  • Disorientante;
  • Nonostante (o grazie a) i punti precedenti, molto piacevole e coinvolgente.

Ad essere raccontata è la storia di Jasper Gwyn, uno scrittore inglese di buon successo che, stanco delle pressioni sociali che quella fama spontaneamente nata dal suo talento ma non voluta ha generato, decide di risolvere il problema alla radice, smettendo di scrivere. O, per meglio dire, smettendo di pubblicare. Il suo talento nasce infatti innanzitutto da una sincera passione per la scrittura o forse, come lui stesso dice, da una certa dipendenza da essa, in quanto è proprio lo scrivere che gli permette di processare e controllare le scene e le emozioni della sua vita, sottraendosi così parzialemente dalla fatica umana del viverle.

Inizialmente questa intenzione si realizza nell’idea di praticare la metodica professione di copista. Ma ben presto questa idea viene sostituita da un’altra ben più estrosa e ben più adeguata alla personalità sfuggente e complessa di Mr. Gwyn: scrivere dei ritratti. Affittare uno studio, predisporre le giuste luci, il giusto arredo, chiedere a una modella di posare e poi scriverle un ritratto.

L’idea appare folle a tutti, compreso all’agente di Jasper Gwyn, ma non a Rebecca, una gioviale e cortese segretaria che accetta di posare per il primo ritratto. L’esito è sconvolgente sia per lei che per l’autore: il ritratto scritto è talmente ben riuscito, talmente esatto che Rebecca si sente perfettamente rappresentata, perfettamente capita, perfettamente ricondotta a sè stessa.

E così, dopo Rebecca, saranno molte (ma ce ne sarà poi un’ultima) le persone che vorranno essere ritratte con le parole e che in queste parole ritroveranno il nucleo più vulnerabile e sincero di se stessi.

La trama prosegue con dettagli che, raccontati ora, rovinerebbero la lettura a chi avrà intenzione di leggere il libro, ma la sua originalità e la sua potenza risiedono già nel dettaglio appena descritto: l’idea folle, delirante, toccante e affascinante che si possa scrivere un ritratto. Un ritratto che non sia mai una mera descrizione della persona o dell’ambientazione, ma una scena che non è quello che si vede: non sono le luci e gli arredi della stanza, non è la modella che posa, le sue forme e i suoi colori, né le sue pose e movenze; eppure sono completamente, genuinamente, segretamente lei. La messa su carta dell’idea che abbiamo di noi stessi e che, seppur celatamente, traspare.

La forza di questo libro risiede proprio nel far capire al lettore che questa idea assurda e inizialmente inafferrabile di poter scrivere un ritratto è in realtà solidamente e concretamente possibile. È possibile che una scena, un estratto di una trama, uno scorcio ci rappresentino alla perfezione. Pur non essendo apparentemente per niente riconducibili a noi, sono noi molto più che la descrizione, o un dipinto, del nostro volto, delle nostre movenze e del nostro sguardo.

Riconosco che questa recensione potrebbe risultare piuttosto delirante, probabilmente perché intende raccontare un libro che condivide la medesima caratteristica. A chi però si è sentito incuriosito da questa dimensione sfumata e profonda consiglio vivamente di leggerlo, in modo da poter percepire in prima persona cosa significhi scrivere un ritratto.

Giulia

2 pensieri riguardo ““Mr Gwyn” di Alessandro Baricco

  1. l’ho letto qualche settimana fa. Ho trovato questo romanzo l’apologia della fuffa. la lettura resta piacevole grazie allo stile. E’ un libro che rispecchia lo spirito dei tempi, lolto ben esemplificato dall’autore in the game.

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    1. Partiamo dal presupposto che davvero Baricco è barocco, e un sinonimo meno aulico di “barocco” potrebbe essere proprio “fuffa”, quindi di base deve piacere.
      Però trovo che in questo libro, diversamente da altri su cui anche io nutro qualche dubbio, ci sia un’ottima sovrapposizione e coincidenza tra stile e trama: quanto l’uno è lontano, sfuggente ed evocativo, tanto lo è l’altra. E a mio ciò è piaciuto. A chi però, per gusto personale, ciò non piace capisco a pieno che possa risultare fuffa. De gustibus!😉

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